Anche se l’intento della “concorrenza” è ovviamente quello di evidenziare le pecche degli altri, farà sicuramente piacere alla sanità dell’Umbria, sapere che anche per l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) la regione è sul podio di quelle che “sprecano” di meno.
Le strutture pubbliche in media sprecherebbero il 27,4% dei finanziamenti, oltre 9 miliardi l’anno.
La ricerca è stata condotta utilizzando il metodo dei costi standard applicato ai vari capitoli di spesa delle strutture delle 15 Regioni a statuto ordinario.
La Regione più efficiente sarebbe la Lombardia che «brucia» solo il 16,9% delle risorse, seguita dal Veneto (18,1%) e dall’Umbria (19,7%). In coda alla graduatoria ci sono la Campania (42,4%), il Lazio (43%) e la Calabria (45,5%).
Nel valutare i risultati abbiamo usato il condizionale in quanto “utilizzando il metodo dei costi standard applicato ai vari capitoli di spesa” della sola assistenza ospedaliera si può incorrere in qualche abbaglio contabile, cui potrebbero essere incorsi anche dei commentatori umbri, nei casi in cui diversi tipi di spesa sanitaria si influenzano reciprocamente.
Tipico è il caso della spesa farmaceutica: quella che le usl sostengono per rimborsare le farmacie private per i medicinali forniti agli assistiti dal SSN e quella che si sostiene all’interno delle strutture pubbliche ( ospedali e distretti ).
Nell’acquisto di farmaci per uso ospedaliero le usl hanno uno sconto del 50%, perciò nei casi possibili e soprattutto per i farmaci ad alto costo, almeno in Umbria, si segue da tempo la strada di dispensarli, anche dopo la dimissione dalla struttura di ricovero, direttamente nella struttura pubblica, i cui costi ovviamente appaiono aumentati mentre quelli sostenuti per i rimborsi alle farmacie private no.
Se i costi della struttura ospedaliera pubblica vengono poi messi a confronto con quelli di un’altra struttura, che la dispensazione diretta di farmaci non la fa, è ovvio che sembri vi sia uno “spreco”, mentre il risparmio nella spesa non ospedaliera non viene considerato.
Uno "spreco" che, peraltro, non sarebbe d’ostacolo al “passaggio” di manager dalle strutture pubbliche a quelle private, visto che ciò è avvenuto anche in Umbria recentemente.








