Impegnava dunque la Giunta regionale “a presentare entro due mesi una proposta di riduzione delle Asl della Regione ad un massimo di 2 unità rispetto alle 4 attuali.
Ciò valutando al meglio la funzionalità, valutando anche la modifica dei confini
provinciali, al fine di evitare che tale riduzione comporti un impoverimento di territori marginali e di confine. L’obiettivo fondamentale da cogliere dovrà essere quello di abbattere i costi di funzionamento e in prospettiva del personale aumentando le risorse per la qualità dei servizi”.
La mozione sembra avesse un certo riguardo per gli equilibri territoriali. Infatti non faceva cenno alle aziende ospedaliere di Perugia e Terni mentre faceva capolino l’antica richiesta di “riequilibrio” fra le due province umbre.
Ma l’argomento aziende ospedaliere è tornato prepotentemente nel dibattito con Renato Locchi (Pd) “Si può eccepire sulle 4 asl, ma allora dico che sono troppe anche due Aziende (ospedaliere -ndr.) per 900mila abitanti”.
Poi Damiano Stufara (Prc) ha affermato: “. Possiamo discutere anche di 2 sole Asl senza le Aziende ospedaliere, che rendono più macchinoso il meccanismo.”
Più sfumato l’intervento di Paolo Brutti (Idv) “. Non c’è nessuno nella nostra regione che non pensi che 4 Asl, 2 aziende (ospedaliere) e 1 AUS sono troppe.”
Più netto Gianfranco Chiacchieroni (Pd) “La separazione fra Asl e Aziende non aiuta perché non mette a leva tutte le grandi potenzialità che i nostri professionisti hanno oggi. Questo è il nodo che ha la sanità umbra. E su questo dobbiamo confrontarci”.
Da parte sua Massimo Buconi (Psi) ha rilevato “Diamo un giudizio sostanzialmente positivo su quanto fatto negli anni passati come del resto fanno indicatori oggettivi riconosciuti a livello nazionale. E se i dati sono positivi, significa che questo sistema funziona, quindi attenzione a smontarlo. Si può anche innovare e sperimentare, ma con prudenza e intelligenza. …Quindi riteniamo che sia giusto ragionare sulla riorganizzazione del sistema cercando di razionalizzare al massimo la spesa, senza però intaccare la qualità della nostra sanità.”
Per la Presidente Marini, infine, “Possiamo discutere sul numero delle Asl, ma dentro gli
obiettivi programmatici stabiliti. Non può essere questo l’inizio di una discussione seria: dobbiamo partire dalla testa e non dalla coda. In questo momento la Regione si è riservata di fornire entro il mese di ottobre proposte alternative alla partecipazione dei cittadini alla spesa sanitaria, non riducendo i livelli essenziali di assistenza e continuando ad offrire servizi di qualità”.
Una discussione quindi che continuerà e nella quale prima o poi dovranno entrare altro argomenti: il ruolo dei "burocrati" che certo non sono stati ininfluenti nel determinare i bassi livelli di spesa raggiunti dal S.S.R., il rischio di autorefenzialità elevato in un campo, come quello della medicina, dove molto ancora è un’opinione, l’allungamento dei tempi decisionali – possibile conseguenza di un’accentramento di tutti i problemi su pochi punti -, ulteriore diluizione dei controlli democratici "periferici" sugli organi preposti alla gestione.
Nel frattempo è stata raggiunta l’intesa tra Regione e Università degli studi per la gestione del servizio sanitario regionale.
“Con questa intesa – ha detto la presidente – vogliamo realizzare una grande innovazione nella gestione della sanità e nel rapporto tra il servizio sanitario regionale e l’università, che miri innanzitutto a determinare una forte integrazione che non sia circoscritta alle sole Aziende ospedaliere, ma coinvolga tutto il sistema sanitario territoriale.
Ovviamente obiettivo primario è quello di andare verso la realizzazione del modello di azienda ospedaliero-universitaria”.
Per la Presidente altro elemento di novità dell’intesa è quello della previsione di dipartimenti interaziendali, soprattutto per le funzioni di alta specialistica e della ricerca, “evitando duplicazioni, sovrapposizioni e razionalizzando così anche la spesa”. Con l’intesa si sancisce la comune volontà di ultimare definitivamente l’operatività della nuova sede della facoltà di medicina di Terni.
Un accento particolare la Presidente Marini ha voluto metterlo sulla ricerca: “con questa intesa – ha affermato – vogliamo investire in Umbria nella nuova medicina che dovrà essenzialmente puntare alla diagnostica precoce e, per l’evoluzione tecnologica, a trattamenti mini-invasivi, dalla robotica alla nano tecnologia.
In questo contesto, la Regione Umbria e l’Università degli Studi di Perugia considerano come interesse comune lo sviluppo della ricerca biomedica e sanitaria, anche come elemento di continuo miglioramento delle conoscenze applicabili alla pratica medica, promuovendo le attività di collaborazione con il Centro di genomica funzionale e sostenendo un processo di innovazione per l’accesso ai fondi stanziati dalla Regione e per promuovere e favorire l’accesso ai fondi destinati all’attività di ricerca da parte del Ministero della Salute”.
Sarà ora una Commissione paritetica Regione-Università a predisporre, entro 90 giorni il nuovo protocollo d’intesa per la regolamentazione dei rapporti tra il Servizio sanitario regionale e l’Università degli Studi di Perugia, nel rispetto dei principi indicati nelle linee guida dell’intesa.








