Di fronte alla nuova crisi finanziaria ed economica alle porte da tutte le parti ci si affanna a propinare ricette con cui si vorrebbero curare alcuni sintomi ma che aggravano quella “ sindrome cinese” di cui andiamo parlando da tempo.
Per i lettori distratti ricordiamo che le cure fin qui provate hanno comportato una diminuzione dei diritti dei lavoratori, una diminuzione dei servizi pubblici a disposizione delle classi medie e povere ( le classi agiate si avvalgono di servizi privati); “medicine” ritenute capaci di fronteggiare la concorrenza delle economie emergenti ( tra le quali la maggiore è la Cina) la cui organizzazione ( basse retribuzioni, scarsità di diritti e servizi) si ritiene, da parte dei potenti, la migliore possibile e verso cui, pertanto, bisogna tendere.
Come è noto, curare i sintomi è una soluzione che si adotta quando non si conosce la causa della malattia o non ci sono mezzi per aggredirla direttemanet.
Eppure nel mondo c’è chi ritiene di sapere quale sia il morbo che affligge le economie occidentali e quale sia la cura.
Di questa conoscenza si è fatto divulgatore il Sole24ore.it che ricorda come un Nobel per l’economia solo qualche anno fa rilevò come il grande sviluppo economico che si ebbe negli Stati Uniti d’America andò di pari passo con la riduzione della disuguaglianza del reddito.
In un recente articolo su questo sito abbiamo ricordato che ora in Usa c’è la più elevata disuguaglianza nella distribuzione del reddito, accoppiata con un elevato tasso di disoccupazione e bassa crescita al pari dell’Italia che nella graduatoria europea della disuguaglianza del reddito è prima.
Il Nobel per l’economia Paul Krugman precisò anche che della riduzione della forbice tra i redditi si avvantaggiò la classe media ed il sistema democratico e dei diritti civili.
Il Sole24ore rileva che conseguenza di una contenuta disparità nella distribuzione del reddito è l’esistenza di una classe media non esigua; quando questa si riduce, invece, la democrazia scricchiola.
Ora in tutto l’occidente, in particolar modo in Usa ed Italia, da almeno 20 anni il ceto medio sta calando in termini sia di consistenza che di reddito espresso.
Questo calo del ceto medio ha intuibili effetti sullo sviluppo economico, perché la classe media è quella che potenzialmente può spendere di più ( i poveri spendono poco perché poco hanno, i ricchi spendono molto meno di quel che percepiscono e congelano il restante in quel gioco di figurine che è l’investimento nelle borse a fini speculativi).
Ma secondo l’analisi del Sole24ore, questo schiacciamento del ceto medio, oltre che bloccare lo sviluppo delle economie, potrebbe avere effetti destabilizzanti anche sul sistema democratico, perché gli appartenenti alle classe medie si stanno aggiungendo alle persone con minor grado d’istruzione, più anziane e ai margini delle attività produttive nell’esprimere posizioni populiste ed anti- sistema: atteggiamenti protestatari, indirizzati verso l’élite politica, l’establishment, e i "poteri forti" indistintamente.
Forse è venuto il tempo che la classe dirigente di questo paese capisca come continuare a far rincorrere i “cinesi” ad un numero crescente di italiani non è un buon investimento neanche per loro.








