Venerdi 19 agosto alle 21,30, Piazza Vittorio Emanuele II° ospiterà la piece teatrale ideata dal giornalista Umberto Puggelli “Danton – Memorie e riflessioni di un condannato a morte”. Messa in scena dall’Associazione Orion Theatre e interpretata da Francesco Locci e Alban Guillo.
La storia narra le vicende di Georges Jacques Danton (Arcis-sur-Aube, 26 ottobre 1759 – Parigi, 5 aprile 1794) politico e rivoluzionario francese.
Ministro della Giustizia dopo gli avvenimenti del 10 agosto 1792, deputato della Convenzione nazionale, primo presidente del Comitato di salute pubblica.
Tra i maggiori protagonisti della Rivoluzione francese, anche se la parte avuta nel primo periodo della Rivoluzione fu relativamente modesta, è considerato tra i promotori del rovesciamento della monarchia e dell’instaurazione della Repubblica.
Morì sotto il Regime del Terrore su pressione degli Hébertisti, per sospetto comportamento contro-rivoluzionario a seguito delle sue richieste di armistizio con gli Stati stranieri aggressori della Francia e di pacificazione con gli insorti vandeani, e per una accusa di illecito arricchimento personale.
Fu ghigliottinato il 5 aprile 1794.
Le sue ultime parole, rivolte al boia, furono: “Mostra la mia testa al popolo: ne vale la pena!”. Quattro mesi più tardi toccò al suo carnefice Robespierre.
“La piazza – spiega Umberto, profondamente legato a Monte Castello di Vibio non solo dal punto di vista sentimentale – è il luogo ideale per questo tipo di rappresentazione, poiché le esecuzioni venivano fatte in questi luoghi aperti, dove si poteva raccogliere più gente possibile. L’intento degli oppressori era quello di far vedere a tutti la fine che facevano ribelli e traditori, ma non sempre riuscivano nel loro intento. Anche se la loro testa veniva mozzata, il cuore e gli ideali continuavano a battere ancora più forte in chi li seguiva, ammirandone il coraggio e desiderosi di imitarne le gesta.
Dopo la rappresentazione: “In Morte di Cristo” che nel nostro piccolo gioiello ha riscosso un enorme successo, ho scelto di raccontare la storia di un rivoluzionario, perché ognuno di noi in fondo, quando assiste ad un’ingiustizia si ribella: c’è modo e modo di esprimere il disappunto, con la violenza rischiando di assomigliare a chi si combatte, o con la non violenza. Ognuno può scegliere secondo la sua coscienza!”.









