Con i suoi 355 soci, tra cui molti piccoli Comuni a rischio, l’Associazione Nazionale Città dell’Olio – attiva dal 1994 riunisce Comunità Montane, Camere di Commercio, Provincie e Comuni a chiara vocazione olivicola con lo scopo di promuovere l’olio extravergine di oliva ed i territori di produzione, riconoscendone il fondamentale ruolo della tradizione agricola, alimentare e culturale – leva una voce d’allarme per scongiurare la dispersione di migliaia di identità che si configurerebbe oltretutto come un oltraggio alla storia, alla cultura e alle tradizioni che si sono tramandate fino a oggi.
Non è vero quindi che attuando l’articolo 16 si riducono i costi: è solo fumo negli occhi per poter ottenere un effetto mediatico dichiarando che hanno tagliato 54 mila poltrone. In questo caso direi che non si tratta di poltrone ma di strapuntini della politica e spesso anche scomodi.
Abolire i piccoli Comuni vuol dire mortificare una rappresentatività territoriale indice di un’identità forte. Le Città dell’Olio lavorano anche per dare visibilità a queste identità. Come faremo a parlare dei prodotti espressione dei loro territori quando ormai questi Comuni non esisteranno più? I vantaggi, eliminando questi "apparati" saranno infinitesimali rispetto al danno che queste piccole realtà possono subire.
Per abbattere i costi l’unica soluzione valida sarebbe quella di accorpare servizi e funzioni per macro aree. Si potrebbe mantenere – conclude il Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio – in ogni centro il " core" politico, accorpando in una unica struttura gli organi amministrativi".
Critica anche in questo caso la posizione presa dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, con il Presidente Enrico Lupi che tuttavia apre a un dialogo avanzando la proposta di "creare dipartimenti alla francese, ovviamente dopo averne valutato attentamente compatibilità culturale e socioeconomica".








