Per i più cattivi sono solo “scansafatiche”, per i più buoni sono psichicamente disturbati.
Ma la scienza tuttavia ha cominciato da qualche anno ad interessarsi in maniera più attiva delle persone perennemente stanche, al punto che le occupazioni più semplici possono diventare un ostacolo, il lavoro, lo studio talvolta impossibili.
Per i malati di Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS), una malattia rara fortemente invalidante non c’è stata fino ad ora pietà, la malattia non è ancora riconosciuta in Italia come patologia grave, cronica e invalidante e nemmeno inserita tra le malattie rare esenti.
Ora però, in un recente articolo apparso su Nature Rewiev Neuroscience, viene sostenuto che la sindrome ha un innesco ambientale o microbiologico, come l’esposizione ad agenti chimici o a un virus, ma i fattori psicologici e sociali sono importanti nella progressione della malattia.
Moltii studi clinici ed epidemiologici, infatti, hanno descritto sintomi da stanchezza post-infettiva che si verificano in associazione con una grande varierà di agenti virali e batterici. Alcune infezioni hanno la capacità di innescare CFS, per esempio, c’è un rischio maggiore di sviluppare il CFS, dopo il virus di Epstein – Barr (che causa la mononucleosi) e in seguito ad altre infezioni comuni.






