Un deciso no all’incremento della coltura del tabacco Kentucky in Umbria è venuto dal commissario straordinario dell’Arusia, Adolfo Orsini, dopo la visita di una delegazione istituzionale umbra presso la manifattura del Sigaro toscano.
Secondo il commissario bisogna essere “consapevoli che la produzione di Kentucky richiede una riconversione profonda e radicale del sistema produttivo delle aziende, che implicherebbe notevoli investimenti e che sicuramente comporterebbe la dismissione degli impianti e delle attrezzature attualmente utilizzati, da parte delle imprese agricole e delle loro forme associate, che in questi ultimi anni hanno investito molto nelle nuove tecnologie per la coltivazione, la raccolta e la trasformazione del Bright”.
Peraltro “ipotizzare una produzione vincolata ad una azienda industriale quale la Manifattura del Sigaro Toscano, sia pure essa una industria nazionale, perseguirebbe le stesse logiche del produrre Bright per le multinazionali del settore, non garantendo agli agricoltori quei redditi a valle della filiera che rimarrebbero all’industria".
Orsini conclude con una domanda che, implicitamente, è una contro proposta,” Viene da chiedersi se l’ingente investimento necessario per la riconversione, sia utile e conveniente, e se le risorse ad esso da destinare non possano essere destinate ad altri tipi di riconversione verso produzioni alimentari più sostenibili per l’ambiente e per il tessuto economico territoriale.”












