Il Presidente della Provincia di Perugia, come è suo diritto, prosegue nella sua campagna in difesa della sopravvivenza della istituzione “Provincia”.
Stavolta per sostenere la sua tesi ha lanciato una previsione catastrofica che, seppur da approfondire, potrebbe avere un fondamento nella esperienza italiana fino ad ora incentrata sul principio detto del “più uno”, cioè che i cambiamenti si possono fare solo incrementando le risorse disponibili.
“Aumenterà del 20%, e cioè di più di 10 milioni di euro, il costo del personale delle Province in Umbria se si attuerà la soppressione dei due Enti, con i nuovi assetti come previsto dalla manovra governativa”.
E’ l’affermazione del presidente dell’UPI – Unione Province Italiane e presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi, dopo la partecipazione a Roma, insieme con il presidente della Provincia di Terni Feliciano Polli e l’assessore provinciale di Perugia Piero Mignini, alla manifestazione di ieri indetta dalle Province per ribadire l’iniquità della manovra del governo.
Guasticchi teme, anzi ne sembra convinto, che la eventuale riforma farà “pagare un prezzo altissimo alla collettività per il taglio di servizi fondamentali quali i trasporti, i servizi legati al mercato del lavoro, gli interventi nel sociale e per il sostegno del territorio, per la viabilità, l’edilizia scolastica, ma anche per la cultura e il turismo.
Tutto questo colpisce gravemente un livello vitale della democrazia. La soppressione delle Province, contenuta nella manovra, mistifica i costi della politica che vanno, invece, ricercati nei costi degli Enti di secondo livello, come ad esempio, Consorzi, Ati e organi di livello non elettivo. Questi Enti sono circa 10mila e, da soli, potrebbero rappresentare l’intera consistenza finanziaria della manovra.
Cancellare le Province è un sacrificio inutile, che non farà risparmiare niente, visto che esigui sono questi costi della politica e visto che si parla di città metropolitane al posto delle Province.
Un risparmio illusorio, quindi, che sarà ingoiato dai nuovi assetti, con il rischio di servizi dimezzati e confusi e con il rischio di spendere di più.”
La cancellazione delle Province è un atto mistificatorio e demagogico che destabilizza l’ordinamento costituzionale e che va rigettato con forza, rilanciando un complessivo riordino degli organismi istituzionali dove prevalga la nuova impostazione dei livelli elettivi previsti dalla Costituzione, unitamente alla ‘cura dimagrante’ dei costi del Parlamento e dei Ministeri, a partire da quella dei parlamentari, troppe volte auspicata e mai attuata”.






