Fino ad ora i costruttori di turbine eoliche si sono concentrati sulla massima efficienza di un singola turbina. Alti pali, grandi rotori hanno però comportato territori sempre più ampi da occupare.
Dove lo spazio c’è il problema non esiste, ma in Europa di grandi spazi ce ne sono solo in mare ma anche lì non si gradisce troppo vedere gli impianti dalla costa.
Quindi anche l’occupazione dello spazio, in orizzontale e verticale, è divenuto un costo di cui tener conto ed ora un lavoro di sperimentazione del California Institute of Technology (Caltech), moltiplicare per dieci il rendimento di impianti eolici a parità di spazio.
Secondo gli scienziati è meglio preferire alle grandi pale ad asse orizzontale su grandi pali, piccole turbine ad asse verticale (alte circa 10 metri e con diametro di 1,2 metri), distribuite sul territorio, come hanno insegnato a fare gli studi del nuoto dei banchi di pesci e del volo degli stormi di uccelli.
Una delle scoperte fatta guardando i pesci è che in questo tipo di parco l’efficienza di ogni turbina aumenta se la vicina gira in senso opposto. La distanza ideale tra una e l’altra turbina è circa 5 metri mentre con i sistemi ad essa orizzontale posso essere necessari anche 1.500 metri di distanza.
In definitiva si raggiungono, con le nuove turbine, rese dai 21 ai 47 watt a metro quadro, contro i 2-3 dei parchi tradizionali con turbine ad asse verticale.