I mesi finali dell’anno si stanno rivelando tragici per molte, troppe famiglie umbre colpite dalla morte dei loro cari mentre lavoravano.
Tre morti ad ottobre, due a novembre sono tantissimi per una regione piccola come l’Umbria
Tutto ciò in barba alla scalata della regione nella graduatoria nazionale delle morti bianche ed agli inviti all’attenzione ed alla cautela massima.
Questa volta forse complice della morte di un giovane è stata la fredda nebbia del mattino che ha reso scivoloso il tetto d’un capannone, un evento che non si può dire fosse del tutto imprevedibile e che modifica in modo radicale le condizioni di sicurezza in cui si dovrebbe operare.
La falce mortale ha colpito un giovane albanese di 25 anni alla periferia di Narni, dove si stavano istallando dei pannelli fotovoltaici in un capannone della frazione di Ponte Aia.
Dopo la caduta da svariati metri d’altezza, almeno sette, il giovane respirava ancora ma la corsa del 118 non è stata sufficiente a salvarlo ed il 25 enne è spirato poco dopo essere giunto in ospedale.
Rabbia e sconforto da parte delle autorità politiche regionali proprio per quella “caduta dall’alto” che pochi giorni fa era stata oggetto di apposite linee guida che purtroppo vengono ignorate o mal comprese da imprese con scarsa esperienza
Se ne è fatta portavoce la Presidente Marini: «non saranno mai sufficienti, purtroppo, a scongiurare il continuo ripetersi di simili tragedie, tutte le attività di vigilanza, controllo e prevenzione che la Regione, le Aziende sanitarie, gli Ispettorati del lavoro e tutte le altre Autorità preposte mettono in atto con serietà e rigore, se non vi sarà anche la positiva collaborazione dei datori di lavoro.
E’ dunque alle Associazioni datoriali che rivolgo il mio accorato appello, affinché vigilino con sempre maggiore rigore per il rispetto delle misure di sicurezza, mettendo in atto tutte le norme di prevenzione, nel rispetto delle leggi, al fine di offrire ai lavoratori le massime condizioni di sicurezza in ogni luogo di lavoro»









