A dieci giorni esatti dalla netta affermazione alle primarie, l’ormai consacrato alfiere del centrosinistra tuderte, Carlo Rossini, è pronto a dare il via alla "fase due", ovvero alla campagna elettorale vera e propria per strappare a Ruggiano la poltrona di sindaco e la guida del Comune nelle Amministrative della primavera 2012.
Le primarie sono alle spalle: oltre al fatto di averle vinte, cosa ritiene abbiano indicato? “Innanzitutto una grande voglia di partecipazione: quasi 2000 persone ai seggi sono il risultato più importante. Il 27 novembre ha segnato un passaggio importante per il centrosinistra a Todi: la politica non si è chiusa nelle proprie stanze, ma ha chiesto ai cittadini di indicare il candidato sindaco. È importante essere scelti così”.
A volte però le primarie possono essere “pericolose”… “Se vissute male. Non è questo il caso. Quando, all’inizio 2011, con i partiti di centrosinistra abbiamo ricostituito il tavolo di coalizione avevamo ben chiaro che la scelta del candidato sindaco sarebbe stata la più delicata. Abbiamo imboccato la strada del metodo condiviso, senza iniziare il ragionamento dai nomi. È stata la scelta migliore. Ed oggi la coalizione esce dalle primarie rafforzata dai numeri e coesa dal metodo”.
E con gli altri ex candidati ora come la mette? “Le stesse primarie hanno confermato che Costanzi, Caprini, Giorgi e Frongia sono dei punti di riferimento per il centrosinistra e per la città. Procederemo tutti insieme, con pluralismo vero”.
Ormai è candidato sindaco: cosa farà d’ora in avanti? “Voglio incontrare quante più persone possibile: singoli, associazioni, parti sociali ed economiche, imprese, lavoratori. Desidero un confronto vero: serve ascoltare, osservare, toccare con mano e non abbandonarsi alle frasi fatte”.
La base saranno le 118 idee per Todi lanciate qualche settimana fa? “Le 118 proposte sono il frutto del confronto con centinaia di cittadini attraverso i questionari inviati a maggio e raccolte attraverso gli incontri, i colloqui, le iniziative pubbliche degli ultimi mesi. Sono ciò che ci è stato chiesto, in varie forme, e toccano tanti temi essenziali. Sono le fondamenta del nostro programma, pronte ad accogliere i contributi che verranno”.
Lei ha spesso sostenuto che Todi, in questi ultimi anni, si è indebolita ed isolata… “Sì, credo che Todi abbia perso consapevolezza di sé. Fino a qualche tempo fa eravamo un punto di riferimento per il territorio e per la Regione. Non è più così: è un dato di fatto. Occorre ridare vigore all’immagine di Todi e tornare a rapporti positivi con i comuni del comprensorio e con le altre istituzioni. Buona parte della progettazione e della ricerca di fondi passano ormai per forme di collaborazione con questi soggetti. Todi non può rimanere chiusa in se stessa”.
Con i suoi 37 anni pensa di interpretare la voglia di ricambio generazionale di cui tanto si parla? “Credo che ovunque bisogna coniugare con misura esperienza e cambiamento. Nell’affrontare il presente, occorre lavorare per il futuro. Serve coinvolgere i giovani per una classe dirigente che sappia rinnovarsi continuamente. Nel centrosinistra tuderte sono cresciuti tanti giovani appassionati e pronti all’impegno politico e li valorizzeremo, mettendo in pista così una nuova generazione”.
A lei cosa la spinge a candidarsi? “Sento di dover fare la mia parte. Ho fiducia nella collettività e nella politica. Credo che dovremmo metterci tutti un po’ di più, per mandare meglio le cose”.
L’aspetta una battaglia dura, lo sa? “Lo so. Ma, come ho già detto, io parlerò ai tuderti e sarà la gente, come è stato per le primarie, a scegliere e decidere. Le urla e gli insulti questa volta non faranno presa”.








