“L’attacco ad Equitalia” ha trovato una sponda anche nella tranquilla Umbria ed è un fatto da non sottovalutare perché quella che s’è rivelata solo una falsa minaccia è già un passo fuor della norma per gli umbri.
Erano quasi le 12 quando al direttore della società di riscossione dei tributi, un anonimo dice che c’è una bomba nel garage dello stabile di via Settevalli, a Perugia, dove lavorano circa 60 dipendenti.
Digos ed artificieri dei carabinieri mobilitati dispongono che l’edificio venga evacuato.
Era un falso allarme, ma lo stesso è accaduto contemporaneamente nella sede di Parma di Equitalia, dopo quella di Modena nei giorni scorsi.
Si parla in proposito di un “linciaggio mediatico” che sarebbe in atto nei confronti di Equitalia.
Forse, non sarebbe la prima volta, s’è messo in campo un falso bersaglio per distogliere.
Ma l’impressione è che la società sia presa di mira soprattutto – al di là di organizzazioni che la bollano come "Inequitalia" – come simbolo di una “casta” non solo politica.
E certo le vicende ridicole dell’auto valutazione della modestia dei loro stipendi da parte dei parlamentari (alcuni dei quali in vacanza alle Maldive a 2/ 5mila dollari a notte, come ha riferito il Corriere della Sera che ha omesso di mettere in rilievo come una sola notte lì richieda da 2 a 5 volte lo stipendio medio mensile di un italiano e da 4 a 10 volte o forse più l’importo che riceve un pensionato al minimo ogni mese) non contribuiscono a gettare acqua sul fuoco, anche perché i paragoni che vengono dai palazzi romani sono esclusivamente coi loro colleghi stranieri e non già con le condizioni delle classi italiane che più stanno soffrendo la crisi.
Una classe dirigente ( non solo politica, lo ribadiamo) che ha perso il contatto con la società reale; che ritiene di avere l’ebrezza di un volo alto, altissimo mentre potrebbe essere l’ebrezza degli abissi marini.
Mai che i parlamentari dicano quanto le spese per la loro funzione individuale incidano sul Pil nazionale e mettano questo risultato a confronto con quello di altri paesi; mai che riflettano quanto i loro emolumenti – al netto di spese spesso simboliche per servizi offerti dalle strutture pubbliche – siano superiori ai redditi – al netto di spese vere di sostentamento – minimi e medi italiani.
Poi ci va di mezzo chi esegue, se vuol portare da mangiare alla sua famiglia, gli ordini venuti dall’alto e questo è ancor più ingiusto.
La vicenda dei controlli a Cortina, che aveva suscitato lo scandalo unanime ma peloso, è emblematica.
Altre 16 auto sono intestate a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. Altre 118 sono intestati a società che sia nel 2009 sia nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.
Quindi gli operatori del Fisco, lasciamoli lavorare in pace, l’importante che gli ordini che ricevono siano quelli giusti e che i loro controlli, prima di essere rivolti ai contribuenti onesti o a quelli che raccolgono le briciole dell’evasione, siano mirati a chi fa veramente male all’Italia.









