Qualche perplessità anche dei potenziali clienti.
Sul tema è intervenuta anche la Coop Centro Italia, con il Presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giorgio Raggi che ha inviato una lettera aperta alla presidente della Regione Umbria ed a vari altri organismi politi, sindacali e di categoria.
Così è per gran parte dei Paesi europei.
Siamo ormai in una nuova epoca: fuori dal consumismo della fine del secolo scorso e fuori dall’illusione di una crescita continua dell’economia e del reddito.
Si impone un più equilibrato modello di sviluppo.”
Per questo Coop invita alla riflessione e all’azione ed espone così le sue convinzioni
“ E’ giusto che il lavoro effettuato nei giorni festivi sia pagato di più rispetto alle giornate ordinarie (così come i contratti nazionali peraltro prevedono).
Questo elemento basterebbe da solo a motivare l’aumento dei costi peraltro estensibile anche a tutti i servizi indotti dall’apertura di un centro commerciale o di un supermercato (pulizia, vigilanza ecc.).
Tenendo di conto che la redditività della distribuzione è significativamente esigua ne conseguirà, da parte di tutti i commercianti, un inevitabile incremento dei prezzi a tutto danno dei consumatori.
Si consideri peraltro che in Umbria siamo di fronte ad uno degli indici più alti di densità distributiva: oltre 350mq ogni 1.000 abitanti, con il numero di competitori più elevato.
La Lombardia e il Piemonte sono a 300, l’Emilia Romagna è a 270, la Liguria e la Toscana sono a 220.
Qui il grado di competizione è più alto che non in quasi tutta la penisola (solo il Friuli Venezia Giulia raggiunge un indice di 370) e l’indice di rendita di posizione è il più basso.
È dunque del tutto evidente che la liberalizzazione tout court degli orari porterà ad una giungla concorrenziale che non gioverà a nessuno.
Nel momento in cui esprimiamo e ribadiamo queste nostre posizioni sentiamo anche il bisogno di esprimerci sul “che fare”.
Con questa lettera Coop Centro Italia vuole invitare le Istituzioni, le Organizzazioni Sindacali e le Associazioni a reagire con le seguenti possibili ipotesi di lavoro:
– è bene che la Regione Umbria presenti ricorso alla Corte Costituzionale così come ha già fatto la Regione Toscana poiché la competenza in materia di orari e di aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali rientra, ai sensi dell’articolo 117, comma 4, della Costituzione, tra le esclusive competenze regionali;
– la liberalizzazione non nega il diritto all’autoregolamentazione dei competitori e dunque è possibile concertare fra tutti i commercianti (sia della piccola che della grande distribuzione) un codice che permetta di stare aperti a turno nei luoghi e nelle città dove si riterrà opportuno.
La turnazione può peraltro venire incontro al bisogno reale di quei consumatori che gradirebbero, per loro necessità, di poter far spesa nei giorni festivi.
Può questa essere una strada che delinea una grande occasione di confronto reale fra le forze che vogliono un’Umbria moderna e al tempo stesso sobria.
Noi siamo disponibili a fare la nostra parte e a sederci attorno ad un tavolo per concertare con gli altri competitori;
– in alternativa, se proprio non si potesse o non si volesse raggiungere un accordo fra le parti, il nostro ordinamento prevede che i cittadini possano sottoporre a Referendum abrogativo ciò che ritengono inopportuno o ingiusto.
È del tutto evidente che l’abrogazione del capitolo “liberalizzazione degli orari” dovrebbe far parte di un’iniziativa nazionale che in particolare – ma non solo – le Organizzazioni Sindacali potrebbero promuovere.
Se si dovesse andare in questa direzione noi siamo pronti a dare il nostro contributo nella raccolta delle firme necessarie “







