gennaio alla conferenza Stato Regioni e che prevede la riconversione o chiusura dei piccoli ospedali sotto i 120 posti letto (in Umbria circa la metà) e Aziende sanitarie con minimo 500mila abitanti”.
La proposta, se fosse in questi termini, confermerebbe che i “tecnici” targati Bocconi vivono in un altro mondo, dove anche la cura della salute equivale a costruire bulloni.
La sola considerazione del numero della popolazione “servita” confermerebbe che ad essere servita sarebbe solo l’azienda che produce cure, con un “mercato” costituito dalle persone che acquistano le cure dislocato a decine di km: un po’ come le multinazionali estere per le quali l’Italia o l’Umbria è solo un punto sulla cartina geografica.
Forse un concetto del genere può andar bene in zone dove la densità di popolazione è elevata, ma considerare che siano la stessa cosa 500mila persone accalcate in un quartiere di Roma o uno stesso numero abitante in un raggio di 50/80 km significa, appunto, che la presunta efficienza della “fabbrica” fa premio sulla efficacia del prodotto (cure della salute) come in qualunque situazione monopolistica
Comunque, il consigliere Monacelli apprezza questa nuova trovata del Governo Monti, che per essere coerente dovrebbe estendersi, ma sicuramente non lo fa, anche alla sanità privata:” sarebbe assurdo ed anacronistico tentare di far sopravvivere, in una Regione di 800mila abitanti, le attuali 4 Asl, 2 Aziende ospedaliere e l’Agenzia unica sanità”.
Fin qui si parla solo di organizzazioni amministrative ( Usl ed Aziende ospedaliere) e la cosa non costituirebbe poi un grosso danno se comunque si studiasse un modo per cui il “grande capo” che ci sarebbe potesse conoscere giorno per giorno quel che succede nel suo territorio, quali sono le esigenze e le richieste ed avesse il tempo almeno di ascoltarle, di verificarle sul posto nemmeno a parlarne.
Quando però si parla di ospedali e della chiusura di circa la metà di quelli umbri proprio non ci siamo.
Da tempo si vedono anche in Umbria i danni ed i problemi, per la sanità ma anche per le città che li ospitano, dei grandi complessi ospedalieri, delle lunghe percorrenze per raggiungerli.
In questo campo l’Umbria ha fatto la sua parte, andare oltre sarebbe catastrofico per la sanità pubblica.
Qui non si tratta di “tornare a bordo" o meno, di una nave che affonda, ma di scendere dall’olimpo della concezione dell’uomo visto solo come “economicus”, come oggetto e non soggetto, delle visioni di chi si ricovera in cliniche dorate a pagamento e da lì pontifica.
Chi si avvale della sanità pubblica è di quelli che sono “terra terra”: non avranno una visuale dagli immensi orizzonti, ma gli ostacoli sul loro cammino li vedono subito prima di andare a sbatterci contro e se gli succede di incocciarci il male è certamente minore di quello che ci si fa cadendo dall’alto, dove l’aria rarefatta dà un’ebbrezza pericolosa per chi troppo in alto sale, ma che precipitosamente può cadere, purtroppo anche sulla testa di malcapitati passanti.









