Dice l’Assessore regionale Bracco che “Non c’è opposizione tra l’Umbria ‘francescana’, quella, evocata da Cucinelli, del silenzio, della meditazione, del misticismo e della ricerca di sé, e i grandi eventi di massa, che (come “Eurochocolate”) portano nella regione un gran numero di turisti e visitatori e sono un potente volano del turismo e dell’economia”.
“L’Umbria –continua Bracco -, seppure regione di piccole dimensioni, si caratterizza per un’ampia offerta turistica, capace di soddisfare sia le esigenze di chi cerca il silenzio, la quiete e l’autenticità della natura e dei borghi, sia di chi è attratto dal richiamo di eventi, comunque limitati nel tempo, che portano con sé grandi numeri ed una particolare valenza sociale.
L’impressione però è che manchi qualcosa in questo panorama.
L’Umbria detta “francescana” si rivolge, a parte l’eccezione di Assisi, ad un turista colto che può anche fare soggiorni lunghi, ma la fetta di questo mercato non è tale da poter riempire tutto quel gran numero di strutture turistiche che ci sono.
L’Umbria degli eventi richiama più gente, ma anche qui l’utilizzo delle strutture turistiche è limitato nel tempo e grande è l’impegno della pubblica amministrazione a sostenere ciò che veniva definito “l’effimero”, un impegno che, bisogna interrogarsi, potrebbe nei prossimi anni ridursi necessariamente di molto.
Chiaramente tra gli eventi non bisogna dimenticare quelli sportivi.
Ne è un esempio la recente maratona di San Valentino che ha portato a Terni 1300 atleti a cui, con un conteggio prudente, si devono aggiungere altrettanti accompagnatori.
Ma se si vuole avere una industria turistica trainante probabilmente occorre pensare ad altro, un qualcosa che porti il turista stanziale “nazional popolare”, come si diceva una volta e non è una cosa facile mancando le spiagge marine o significative discese sulla neve.
In Umbria c’è solo una innumerevole quantità di località che si sviluppano dal piano alla collina, dislivelli che forse potrebbero portare a qualche idea, oppure occorre rassegnarsi ad un livello di turismo che non potrà mai essere la forza portante dell’economia regionale.
Forse la salubrità dell’aria e del territorio potrebbe essere un fattore trainante, se accompagnato da situazioni o iniziative che non facciano del soggiorno prolungato una noia per chi non è interessato all’arte o ai paesaggi soltanto.
Ma qui bisogna guardarci in faccia: in Umbria si fa veramente molto per migliorare questo parametro?
L’inquinamento delle falde idriche a Foligno e Cannara sono un campanello d’allarme. L’amianto di cui sono impestate le campagne umbre sta lì e si deteriora giorno dopo giorno e non sta solo sui tetti delle imprese giustamente aiutate nello smaltimento, anzi il 99% è altrove.
Ma intanto c’è chi si schiera tra le due opzioni.
Il capogruppo dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale, Oliviero Dottorini, ha apprezzato le considerazioni fatte al Bit di Milano da Brunello Cucinelli, favorevole ad un turismo poco invasivo che valorizzi al massimo paesaggio, arte e genuinità dei prodotti tipici regionali.
Dottorini, che rivendica a sé questo tipo di impostazione, si dichiara contrario “al modello dei grandi eventi e alla trasformazione delle città umbre in enormi luna park a cielo aperto”.
a cielo aperto – osserva ancora Dottorini – non risponde certo alla vocazione turistica della nostra regione.
L’Umbria ha bisogno di valorizzare al massimo l’autenticità e l’equilibrio ambientale delle sue campagne, dei suoi borghi e della sua cultura. Le manie di grandezza e le manifestazioni
che richiamano enormi folle per brevi periodi rischiano invece di mettere alla luce una modalità un po’ provinciale di imitare modelli ‘mordi e fuggi’ e senza visione strategica. Crediamo che la strada da percorrere sia quella delle manifestazioni diffuse in tutto il territorio regionale e durante tutto l’anno, di dimensioni vivibili che siano lo specchio di uno stile di vita unico ed inimitabile.
In questa maniera – conclude l’esponente di Idv – probabilmente non avremmo picchi di affluenze concentrati in brevi periodi, ma presenze costanti, realmente benefiche anche per il sistema economico e ricettivo regionale”.
Da parte sua il Capogruppo dell’Udc in Consiglio Provinciale di Perugia Maurizio Ronconi afferma che “Continuare a dibattere tra la scelta di un turismo d’elite ed uno di massa e non invece su “quello umbro” contribuisce a far perdere posizioni fondamentali in un mercato straordinariamente competitivo.
L’Umbria non ha bisogno né di profeti e neppure di “guru” ma di politici avveduti e con qualche idea che non utilizzino le idee per il turismo per promozioni personali e di parte”.








