Le prime dieci aziende artigiane del mobile in stile che hanno ottento il marchio Umbria Artigianato – Mobile in Stile”, sono dell'alta valle del Tevere Umbro da dove era partita l'iniziativa poi tramutatasi in legge regionale
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Sarà un caso, ma tra le dieci aziende artigiane che possono produrre e commercializzare mobili in stile con il marchio “Umbria Artigianato – Mobile in Stile”, di proprietà della Regione Umbria, non ce n’è nessuna di Todi che pure aveva fama nazionale.
Molti ricordano le visite anche di allora Presidenti della Repubblica in antiche botteghe tuderti.
Per adesso le prime imprese iscritte nell’elenco dei produttori concessionari del marchio sono tutte dell’alto Tevere: Consorzio Smai-Sviluppo mercato dell’artigianato italiano soc. coop. (Città di Castello); S.a.l.a. Società artigiana lavorazioni artistiche di Volpi, Marinelli e Nesci snc (San Giustino); La bottega del falegname di Lazzarini Ivano e C. snc (Città di Castello), Falegnameria Artigiana di Caselli Leonardo (Città di Castello);  Falegnameria Sfaldaroli snc di Sfaldaroli Giancarlo e Massimo (Città di Castello); Granci Arnaldo (Città di Castello); Mencarelli Roberto (Città di Castello); Mobili Severini di Severini Fausto e C. snc (Città di Castello); Tradizione Umbria Mobili dei f.lli Fiorucci Francesco e Marcello & C. snc (Città di Castello); Sa.Ro. Mobili sas di Massetti Sandro & C. (Città di Castello).

L’assessore regionale Riommi ha sottolineato che “ attestiamo la prima fase di un percorso con cui la Regione, a cominciare dal mobile in stile, si propone di estendere il marchio ‘Umbria Artigianato’ alle produzioni d’arte e di qualità del ‘fatto a mano’ realizzate in Umbria. L’obiettivo è quello di una tutela e valorizzazione sinergica delle diverse eccellenze produttive, in modo da creare un paniere di produzioni certificate, con il valore aggiunto rappresentato dal ‘brand istituzionale’ che ne attesta la qualità.
È uno degli strumenti – ha aggiunto – su cui far leva per lo sviluppo dell’artigianato e dell’economia regionale, tanto più importante in questo momento di crisi, in cui è indispensabile per essere maggiormente competitivi sui mercati internazionali investire nella qualificazione, nella ‘reinvenzione’ e valorizzazione delle tradizioni che hanno fatto la storia economica dell’Umbria”. 

“Nei prossimi mesi – ha detto ancora Riommi – si attiverà la concertazione con le associazioni di categoria e i soggetti interessati per definire le procedure per la predisposizione dei necessari disciplinari di produzione in maniera di estendere il marchio anche ad altri settori dell’artigianato artistico come la ceramica, il ricamo a mano, il tessile, il ferro battuto, il cashmere.
Andremo all’approvazione del Testo unico dell’artigianato, con cui non solo semplificheremo la normativa del settore, ma che sarà anche parzialmente evolutivo”.
“La strategia della Regione – ha spiegato Riommi – vuol valorizzare la qualità del lavoro e dell’impresa, la qualità dei rapporti di lavoro e favorire l’accesso al credito, in particolare delle microimprese”. 

Illustrando l’iter e le finalità del marchio “Umbria Artigianato – Mobile in stile”, l’assessore regionale ha ricordato come sia stato istituito con la legge regionale 10 del 2009 e sia stato registrato a livello nazionale ed europeo, il 25 novembre 2011.
La legge regionale, che tutela e promuove “la produzione del mobile in stile prodotto in Umbria, in quanto patrimonio della cultura, della tradizione artigiana e del lavoro della regione”, individua anche delle aree di eccellenza produttiva (Città di Castello, San Giustino, Umbertide, Gubbio, Gualdo Tadino e Todi), dove si registra una significativa densità aziendale e una tradizione d’artigianato artistico nel comparto.  
“Un punto di partenza per uno strumento concepito per dare un nuovo futuro a una realtà produttiva molto ricca, ma debole per la sua frantumazione, di cui auspichiamo si avvalgano il maggior numero di imprese artigiane che producono mobili nella nostra regione”, ha sottolineato il consigliere regionale Oliviero Dottorini, promotore e relatore della legge regionale e questo sicuramente contribuisce a chiarire il perchè dei dieci alto teverini al comand, che hanno sicuramente fruito di una informazione sollecita. 

L’importanza della riconoscibilità del prodotto di qualità fatto in Umbria è stata sottolineata dal rappresentante di Confartigianato e dal presidente del Consorzio Smai di Città di Castello.
Sul marchio “Umbria Artigianato – Mobile in stile” vigila un disciplinare predisposto dal Comitato di tutela del marchio, istituito dalla Giunta regionale, e l’ampia documentazione sul mobile in stile in Umbria, raccolta dal Dipartimento Uomo&territorio dell’Università di Perugia nell’ambito di una indagine conoscitiva con particolare riferimento agli aspetti storici, stilistici e produttivi peculiari di questo comparto.
I risultati della ricerca, in procinto di pubblicazione – è stato rilevato -, forniscono uno strumento ulteriore per contribuire ad una maggiore conoscenza della produzione dei diversi centri regionali, caratterizzata, negli anni, da una molteplicità di riferimenti stilistici.

Per consentire agli artigiani di familiarizzare con questa novità, il Servizio regionale Internazionalizzazione delle imprese – sezione Promozione e tutela dell’artigianato artistico ha predisposto uno schema di domanda, cui gli artigiani dovranno attenersi nel richiedere la concessione d’uso del marchio. Alla domanda dovrà essere allegata una scheda prodotto che faccia riferimento a produzioni storicamente classificate o ne rappresentino una naturale evoluzione stilistica.
La licenza d’uso, di durata quinquennale, sarà rilasciata dalla Regione Umbria su parere vincolante del Comitato di tutela del marchio Mobile in stile prodotto in Umbria, al quale competono le attività di controllo e sanzionatorie sulla corretta applicazione delle disposizioni del Regolamento d’uso.
Tutte le ulteriori informazioni sono consultabili sul link: www.umbriartigianato.regione.umbria.it.

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