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Per Pasqua scatta un quasi proibizionismo, "peloso", alla vendita di alcol, decisione che negli Usa portò alla proliferazione di grosse organizzazioni di gangsters, senza incidere sul problema dell'etilismo
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Mentre a Terni il contrasto al consumo di droghe ha preso la strada di far passare la voglia agli assuntori, cioè a coloro che costituiscono la domanda, a Perugia si ripercorre la strada che negli Usa determinò la nascita di grosse organizzazioni di gangsters.
Con il periodo pasquale, infatti, arriva il quasi proibizionismo nella vendita di alcol.
All’albo pretorio di Perugia è stato, infatti, pubblicato l’elenco delle “vittime”: 228 locali del centro storico e dell’area di Fontivegge colpiti dalla misura del divieto di vendita e somministrazione di alcol, per l’acropoli dalle 1.30 alle 6 del mattino mentre per la zona della stazione di Fontivegge il divieto scatta alla mezzanotte.
In ogni caso dalle otto di sera  imposto il divieto di «vendere, cedere o consegnare» alcol in vetro o in lattina.
Oltre che essere storicamente e negativamente datato il provvedimento appare anche ipocrita.
Nel corso dell’anno tutti con la bocca asciutta poi, per Umbria Jazz, via libera ai bagordi.
In pratica bere è male ma non sempre mentre caso mai, in presenza di folle che portano soldi, il rischio per la pubblica sicurezza dovrebbe aumentare e non diminuire.

Le motivazioni alla base del provvedimento sarebbero la tutela «della vivibilità e della sicurezza» per «prevenire e fronteggiare le situazioni turbative della quiete pubblica, dell’ordine pubblico, della sicurezza e del decoro urbano correlate all’eccessivo consumo di alcol» .

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