Condividi su facebook
Condividi su twitter
Umbria quinta regione d’Italia nel 2011: in crescita la domanda (+4%), trainata dagli stranieri (+5%); meno rosee le previsioni per il 2012: proiezioni fatturato a -9% e redditi a -25% causa IMU
castello

Mentre il settore turistico nel suo complesso è rimasto al palo, l’agriturismo in Umbria dopo un 2010 deludente, nel 2011 chiude con un aumento dell’offerta del 13%, portando l’Umbria ad essere la quinta regione d’Italia dopo Toscana, Trentino Alto Adige, Lomabrdia e Veneto. In crescita anche la domanda (+4%) trainata soprattutto soprattutto dagli stranieri (+5%). Segno più anche per il giro d’affari medio per azienda (+4,6%) e per l’utilizzo degli alloggi (+4,2%) mentre invariata resta la durata del soggiorno (4,4 gg).
E’ quanto emerge dal report annuale di Agriturist Umbria, l’associazione agrituristica di Confagricoltura che sottolinea come l’accoglienza turistica rappresenti la principale manifestazione della multifuzionalità agricola e, sempre più, una concreta opportunità per far fronte alle difficoltà di mercato dell’agroalimentare. Le aziende che propongono ristorazione e degustazioni di prodotti, aumentano rispettivamente, del 6,2% e del 12,8%, segno che l’agriturismo costituisce un potente strumento di valorizzazione dei prodotti aziendali e della conseguente vendita diretta. Anche le attività culturali e ricreative registrano incrementi superiori alla media (+7,9%) evidenziando come sia in crescita la qualità dell’accoglienza anche attraverso la diversificazione dei servizi connessi al pernottamento. Piace il cicloturismo e ricercatissimi sono i corsi su vari temi legati alla ruralità. Il grosso della ricettività (circa il 60%)  è offerta in camere con servizio di prima colazione, mezza pensione, o pensione completa.
Ma non è tutto rosa quello che luccica. Agriturist Umbria stima per il 2012 un rallentamento della crescita del numero di agriturismi  e della domanda per la quale si prevede addirittura una flessione nell’ordine del 4%, soprattutto a causa delle difficoltà economiche del sistema interno. Tale riduzione potrebbe agevolare gli agriturismi con elevato livello di ospitalità a discapito di quelli meno professionali.
Anche le provenienze dagli altri paesi europei, dopo il buon andamento del 2011, quest’anno potrebbero evidenziare sofferenze. Ne segue una possibile riduzione dei fatturati aziendali nell’ordine del 9%. Il reddito, a meno di ripensamenti governativi, subirà uno stress non inferiore al 25% a causa del concomitante effetto dell’IMU e dei connessi oneri professionali per le pratiche di accatastamento dei fabbricati destinati all’accoglienza.
Ossigeno dovrebbe arrivare invece dal ponte pasquale per il quale si attende un +4% di presenze rispetto al 2011.

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter