Carissimi fratelli e sorelle,
la Pasqua è annuncio di Resurrezione, di vittoria della vita sulla morte: il Cristo che muore crocifisso, risorge ed è il Signore della vita.
Accogliere, vivere questo annuncio della fede rende capaci di cambiare concretamente la nostra storia, dall’interno, trasformando la fatica e la sofferenza in gioia, il dolore in speranza.
La Pasqua ci annuncia che Cristo ha vinto il male e la morte: «Morte e vita si sono sfidate a duello. Il Signore della vita era morto; ora vivo trionfa».
E’ stata sconfitta la morte; ha vinto la vita. E’ questo il gioioso messaggio della festa di Pasqua. E’ questo il grande annuncio degli apostoli e dei primi cristiani: «Gesù il Crocifisso e risorto».
E’ questa la dichiarazione di Pietro, riportata più volte dal libro degli Atti degli Apostoli. Egli afferma che «i giudei hanno ucciso Gesù appendendolo a una croce.
Ma Dio lo ha risuscitato il terzo giorno. Lo attestiamo noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione» (Atti 10, 37-43).
E noi, grazie al Battesimo, all’Eucaristia e gli altri sacramenti, siamo diventati partecipi della vita del Signore Risorto e portiamo dentro di noi i germi dell’eternità. Grazie alla risurrezione di Cristo la nostra vita e già "vita eterna".
Dal momento che Cristo è Risorto, la nostra vita non e più in balìa di un destino cieco, ma è nelle mani di Dio Padre, che ci ama ed ha mostrato il suo amore per noi nel Figlio morto e risorto: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv3,16).
E Dio conduce la storia verso il meglio, verso il suo compimento, non verso il peggio.
Dal momento che Cristo è risorto, la vita e la morte, la sofferenza e la tribolazione, la malattia e le catastrofi non sono l’ultima parola della storia, ma sono lo scoglio oltre il quale c’e un compimento trascendente per le persone e per il mondo.
Dal momento che Cristo è risorto, nessuno dei nostri onesti impegni è destinato al fallimento; essi hanno un senso anche quando avessero il sapore amaro della sconfitta; il bene che compiamo è come un seme gettato nel "campo" del mondo: prima o poi porterà frutto.
Dal momento che Cristo ha vinto la morte, la pace è possibile, la diversità può diventare ricchezza, il dolore può diventare salvifico.
Il mio augurio è che ciascuno di noi abbia il coraggio di andare a vedere quella tomba vuota, e cercare, nell’incontro con Gesù, la forza di aprire il cuore alla speranza.
Buona Pasqua.
+ Giovanni Marra, Arcivescovo Amministratore Apostolico Diocesi di Orvieto – Todi












