Un’idea che ha trovato sostenitori in alcune forze politiche dell’Umbria ed anche in alcune associazioni ambientaliste, che preferiscono questa soluzione a nuovi inceneritori o nuove discariche.
Colaiacovo porta a sostegno della sua idea uno "Studio Nomisma Energia sulle potenzialita’ dell’utilizzo dei Combustibili Solidi Secondari (Css) in impianti industriali quali cementifici, centrali elettriche e termovalorizzatori".
Tale studio parla di centoquaranta euro pro capite risparmiati annualmente sulla bolletta a carico del contribuente italiano, circa 7,9 milioni di tonnellate di CO2 evitate ogni anno, oltre 10.700 posti di lavoro in piu’.
La prima novità è che non si parla più solo di rifiuti ma di prodotti derivati dai rifiuti, come prometteva il progetto CNR.
La seconda importante novità è che Colaiacovo parla, non più come produttore di cemento in concorrenza con altri produttori di cemento, ma come vice presidente della Aitec – Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento e nella sede di Confindustria.
Ciò farebbe pensare che nel mondo dei cementieri si sia realizzata una sorte di unione.
Un’unione che potrebbe comportare la messa a disposizione di tutto il sistema industriale delle esperienze che si sono avute col Thor di cui si era appropriato, in modo più che legale ovviamente, un industriale del cemento piemontese.
Esperienze che, pur portando all’accantonamento del Thor, avrebbero portato ad importanti progressi tecnologici di cui quello che se ne attribuisce la paternità ha fatto un ampio resoconto in un blog de Il Sole24ore,qualche tempo fa
Ovvero non raggiunge risultati accettabili nè dal punto di vista del rapporto produttività/dispendio energetico nè soprattutto da quello della necessaria affidabilità e flessibilità indispensabile per una produttività continuativa (ed un utilizzo industriale).
Quando l’ing. Sandro Buzzi, con cui ho rapporti di amicizia da molti anni, era per le suddette motivazioni al punto di abbandonare l’idea del Carbonverde, mi ha coinvolto chiedendomi aiuto.
Era infatti a conoscenza della mia esperienza nella macinazione e recupero della materia prima seconda (MPS) da rifiuti speciali "difficili" quali i RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).
Esperienza maturata nei nostri impianti RAEcycle con le nostre tecnologie di macinazione e separazione (sono il direttore generale di RAEcycle SCpA, il principale consorzio italiano di recupero e smaltimento di tali prodotti).
Abbiamo dunque smantellato il Thor (che dalla fine del 2009 è abbandonato in un angolo del capannone a prendere polvere) e sviluppato uno speciale mulino il cui prototipo sperimentale, denominato Rocket dall’ing. Buzzi (gli piaceva il nome…) è ormai in funzione da un anno e mezzo con risultati ottimali.
Sulla base di tale sperimentazione prototipale abbiamo progettato e costruito il macchinario definitivo (denominato Mjolnir, che nella mitologia norrena è il Martello di Thor, e letteralmente significa "sbriciolatore") che abbiamo consegnato ad agosto (2011 nd.r), è attualmente in fase di montaggio presso la STR ed entrerà in funzione entro fine anno.
Evidenzio che si tratta di un brevetto italiano, registrato a nome Chrysopoeia SRL dall’inventore (il sottoscritto) e che tutto lo sviluppo della tecnologia Rocket/Mjolnir per la trasformazione del rifiuto solido urbano ed assimilabile in Carbonverde è stato interamente sostenuto dalla nostra Chrysopeia SRL, all’interno della struttura della STR ove già era preesistente la linea Thor.
Va da sè che all’interno del progetto complessivo del Carbonverde, l’ultramacinazione del rifiuto, con un dispendio energetico largamente inferiore al valore energetico del combustibile che se ne deriva, è il passaggio chiave per il successo dell’idea (ovvero lì dove si era arenata la Buzzi con il Thor).
Tutto il resto della tecnologia (ovvero come portare a corretta combustione il Carbonverde modificando i bruciatori, in sostituzione del carbonfossile, e come eliminare le plastiche alogenate al fine di ridurre il cloro) è all’opposto tecnologia proprietaria della Buzzi Unicem.”
Chiellino ha poi precisato: “dal T.H.O.R. non è derivato nulla: è stato smantellato e messo da parte, dopo milioni di euro di investimento e sperimentazione da parte della Buzzi Unicem, che hanno portato a risultati incompatibili con qualsivoglia applicazione industriale.
Quando siamo intervenuti su richiesta dell’Ing. Sandro Buzzi (che è una persona eccezionale per determinazione e coraggio nel percorrere strade innovative), siamo partiti da zero (la tecnologia per l’ultramacinazione è totalmente diversa) ed abbiamo sviluppato, a nostre spese, i macchinari e le tecnologie indispensabili al successo dell’idea con la nostra azienda, la Chrysopoeia SRL, che è completamente autonoma ed indipendente dal CNR, dalla Buzzi Unicem e dal Consorzio STR.
La portata innovativa del Carbonverde è talmente elevata da poter rivoluzionare veramente il mondo del rifiuto, posto che se è vero che nasce per le cementerie (che lavorano a 1500-2000 gradi contro gli 850 di un termovalorizzatore, con tutte le positivi ricadute in termini di emissioni), è altrettanto vero che potrebbe facilmente essere adottata anche per centrali elettriche specificatamente progettate.”
Chiellino ha poi fatto presente che “In Italia tra urbani (residuali la differenziata ed al netto dell’umidità) e speciali/assimilabili (al netto degli inerti) finiscono in discarica (o peggio) almeno 50 milioni di tonnellate di rifiuti ad alto potere energetico che, se trasformati in carbonverde e combusti correttamente (non inceneriti a 850 gradi con il 23% di scorie nocive residue ed elevate emissioni in atmosfera come avviene in un termovalorizzatore… uso il termine combusti non a caso!), hanno un potere energetico più o meno equivalente a quello dell’intero idroelettrico italiano (16-17% del fabbisogno energetico nazionale)”.
Ed inoltre “L’unico vero problema è "politico", ovvero spiegare "all’uomo della strada" l’enorme differenza (in termini di emissioni ed inquinamento) che esiste tra bruciare in qualche modo un rifiuto "tal quale" a bassa temperatura in un inceneritore o termovalorizzatore (850°, per di più spesso ottenuti iniettando metano, quindi con un bilancio energetico negativo), e utilizzare il Carbonverde, ovvero un polverino finissimo, privo di umidità, odore, carica batterica ed altamente infiammabile, per alimentare una centrale elettrica funzionante a 1400° (tenga presente che persino l’amianto a 1200° cristallizza e diviene inerte…).
Questa è l’unica vera preoccupazione che abbiamo, ovvero che la gente non avendo nozioni di chimica non capisca la differenza tra quello che potrebbe percepire semplicemente come "bruciare rifiuti".
Tra il Carbonverde e il "talquale da inceneritore" c’è la stessa differenza che passa tra le ostriche e gli scarafaggi… entrambe si nutrono delle stesse schifezze, ma il risultato finale è un po’ diverso!”
Noi non abbiamo inventato nè brevettato un sistema di trattamento: questo, nel suo insieme, è frutto di una idea dell’ing. Sandro Buzzi, e prevede varie fasi che vanno dalla biostabilizzazione iniziale alla combustione finale, ciascuna delle quali comporta conoscenze tecniche specifiche che esulano la nostra competenza ed esperienza.
Noi abbiamo progettato, brevettato e realizzato solo il macchinario che è il "cuore" del sistema, che ha sostituito il THOR attorno al quale l’idea era stata originariamente costruita, ma non poteva tecnicamente realizzarsi.
Non ci sembra corretto prenderci meriti che non abbiamo: abbiamo inventato il motore, non la ruota nè l’automobile nel suo insieme!
Trasformare il rifiuto indifferenziato in un polverino secco ed infiammabile in realtà lo si poteva fare anche cinquanta anni fa, ma il problema era che il dispendio energetico ed i costi vivi che il processo comportava, con le tecnologie fino a ieri utilizzate, eccedevano di molto il risultato energetico che se ne conseguiva (bilancio negativo).
Oggi siamo in grado di farlo con poche decine di kw a tonnellata (bilancio energetico positivo) ed andare in combustione a temperature doppie di quelle di un termovalorizzatore, come fosse polverino di carbone (inertizzazione degli inquinanti, abbattimento delle emissioni, drastica riduzione delle ceneri ecc. ecc.).”
Da notare che In provincia di Cuneo, tra Langhe e Roero, il consorzio per il trattamento dei rifiuti Alba-Bra, che raccoglie 55 Comuni compreso quello di Barolo, ha deciso di passare alla fase operativa dopo due anni di sperimentazione del "carbonverde" o Cbv,
Ora resta da chiedersi se, alla luce delle novità, il dibattito in Umbria potrà tornare a riaccendersi prima che si concretizzi l’idea di nuovi inceneritori e riattivazione di vecchi; un’idea che fa a pugni con quella percezione di "Umbria, polmone d’Italia" che hanno la maggioranza delle persone che vorrebbero venire in regione per turismo o per stabilirvisi.
Commenti:
Secondo Zaffini per riprogrammare la politica sui rifiuti occorre, inoltre, riportare Gubbio dentro la regolamentazione regionale, annullando il protocollo ‘Goracci – Lorenzetti’ con cui si escludeva la possibilità di utilizzare il cdr di qualità negli impianti della città dei ceri. “Non è tollerabile – dice ancora il consigliere di centrodestra – che, sul versante eugubino, esista una porzione di territorio regionale sottratta, per accordi meramente politici, alla regolamentazione generale, mentre, sul versante spoletino, la Cementir non si preoccupi di ammodernare ed efficientare un impianto obsoleto e fatiscente. La famiglia Caltagirone, infatti, sfrutta il territorio senza reinvestire sullo stesso (si pensi allo strozzamento messo in atto nei confronti dei trasportatori tenuti a tariffe vecchie di anni), godendo dell’incapacità della politica regionale e comunale di farsi interlocutore per la tutela degli interessi collettivi”
“In tutta Europa – chiosa Zaffini – si è scelto di chiudere il ciclo dei rifiuti con il trattamento termico della frazione secca, e i cementifici risultano gli impianti ovunque utilizzati, al contrario l’Umbria, che potrebbe fare altrettanto da subito semplicemente sfruttando gli impianti esistenti , continua ad ampliare le discariche tergiversando su un inceneritore che non si farà mai. Ovunque le discariche si chiudono, solo in Umbria si ampliano! Oggi, in virtù della nuova imminente normativa nazionale e grazie alla supponenza della sinistra, rischiamo di avere discariche piene e camini che bruciano rifiuti di ‘altri’, mentre la sinistra nasconde la testa sotto la sabbia e la ‘mondezza sotto il tappeto’. E’ ora che la classe politica umbra garantisca ai cittadini il diritto sacrosanto di avere una progettualità amministrativa che tuteli i loro interessi, anziché quelli delle ‘botteghe di partito’.”








