Un libro riporta l’attenzione su una vicenda che ha segnato duramente la storia recente della città
foto-14

Sono passati trent’anni da quando, nel mattino di una fredda domenica d’aprile, fu avvistata dalla periferia e dai paesi attorno a Todi una colonna di grigio fumo levarsi sopra la città. La notizia, drammatica, si diffuse in breve e già all’ora di pranzo ne davano notizia i telegiornali nazionali. All’interno del Palazzo del Vignola, sede della XIV Mostra Mercato Nazionale dell’Antiquariato, era scoppiato un incendio, portando distruzione e morte.
Era il 25 aprile 1982, ultimo giorno di apertura al pubblico della manifestazione, nata nel 1969 per iniziativa lungimirante di alcuni privati. L’edizione del 1982 si era aperta il 28 marzo e, come le edizioni precedenti segnate da un sempre crescente afflusso di pubblico, si stava chiudendo nella soddisfazione dei suoi organizzatori e degli espositori partecipanti.
A morire furono in 35: molti antiquari, tre giovani standiste e alcuni visitatori, questi ultimi sia originari di Todi che provenienti da varie località d’Italia.  Molte altre persone, almeno una quarantina, rimasero ferite, alcune delle quali con danni permanenti per le ustioni riportate sulla superficie del corpo. Tra coloro che scamparono alla morte, molti lo fecero in maniera fortunosa e rocambolesca gettandosi dalle finestre o calandosi su corde di fortuna fatte arrivare ai piani più alti dall’esterno dell’edificio, grazie all’intervento di soccorritori improvvisati. I primi mezzi dei vigili del fuoco giunsero sul posto circa quarantacinque minuti dopo l’allarme, provenienti da Perugia, trovandosi Todi sguarnita all’epoca di un distaccamento di tale corpo.

Cadendo in questo 2012 il trentesimo anniversario del rogo, è legittimo riportare l’attenzione su una vicenda sulla quale, dopo lo shock, le polemiche e il generale interesse dei primissimi anni, era calato, almeno fino al 2008, un velo di oblio. Io personalmente l’ho fatto in primo luogo per me stesso, per dare una risposta alle varie domande che mi ero posto avvicinandomi a questa materia, domande alle quali non ero stato capace di rispondere ricorrendo alle fonti di informazione tradizionali quali la pubblicistica locale. Domande che mi era parso naturale e scontato porgermi, quali le seguenti. Quante furono le vittime, quali i loro nomi e le loro storie? Cosa stabilirono le indagini? Cosa dissero i periti circa le cause e la dinamica del rogo? Quali responsabilità furono accertate, chi venne indagato e chi processato? Chi fu condannato, per quali reati e con quale pena? Quali poi le responsabilità civili? Insomma, volevo capire cosa accadde precisamente quel giorno e cosa ne seguì. Ma anche conoscerne le premesse e gli antefatti.
Per rispondere a queste domande si è reso necessario ricorrere al fascicolo processuale conservato presso l’archivio del Tribunale di Perugia. L’accesso agli atti contenutivi (sentenze, perizie tecniche, verbali di interrogatori e testimonianze, relazioni e rapporti, verbali di udienza, ecc..) ha permesso di ricostruire la vicenda nel modo più fededegno possibile. L’importanza e il valore di tali documenti, sostanzialmente inediti in quanto passati solo tra le mani dei soggetti coinvolti a vario titolo nell’inchiesta e nei successivi processi, ha spinto poi a pubblicarne una gran parte, spesso nella loro forma integrale, nel libro "Brucia il Vignola", che verrà presentato sabato 28 aprile, alle ore 17:30, nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali di Todi.

Lo scopo principale di questo lavoro è quello di rendere accessibile ad un pubblico il più vasto possibile tale materiale, così da permettere ad ognuno di farsi, con cognizione di causa, una propria idea su una vicenda che è genericamente giudicata controversa, della quale  però sono ignorati spesso tutti gli aspetti. Una disinformazione tra i Tuderti che, se è comprensibile tra quanti non hanno un ricordo diretto di quella giornata per essere nati dopo quella data (i ragazzi e i giovani di oggi), trova meno giustificazione in coloro che invece erano già maggiorenni o adulti all’epoca.
La forma più idonea per ricostruire il tutto è sembrata quella di presentare all’inizio del volume una “cronistoria”, una storia cioè che prenda spunto dalle date, una cronistoria affatto sintetica, al contrario corposa  e documentata, entro la quale raccontare ogni singolo fatto attraverso la citazione parziale o completa della relativa fonte scritta. Ciò naturalmente non vale per quei documenti maggiori, quali le sentenze, le perizie, le relazioni e certe testimonianze, che hanno meritato uno spazio autonomo. Seguono dunque la cronistoria, costituendo la parte centrale di questo volume.
Quanto alla documentazione fotografica, nel libro viene presentata una selezione ristretta del vastissimo materiale recuperato. Oltre agli scatti conservati presso la Biblioteca Comunale di Todi (circa 80 fotografie attribuibili al tuderte Vincenzo Benigni), nel fascicolo processuale sono conservati i rilievi fotografici eseguiti dalla Polizia Scientifica e dai Carabinieri nelle ore successive al rogo e nei giorni seguenti. Una documentazione eccezionale acquisita ai fini delle indagini ma che già all’indomani del 25 aprile era sulle prime pagine dei quotidiani. Alla pubblicazione di molti di questi scatti si è volontariamente rinunciato, giudicandosi già sufficientemente drammatiche ed esplicative sia le testimonianze trascritte sia le note immagini dei primi soccorsi prestati alle persone intrappolate ai piani alti del palazzo, immagini queste ultime che si è invece deciso di riproporre.
Completano infine questo volume alcuni scritti che probabilmente non ci si aspetterà di trovare in un lavoro del genere e che potranno suscitare perplessità. Sono scritti “privati” in quanto nel loro insieme costituiscono una rilettura della vicenda in chiave autobiografica, condotta attraverso un filtro personale. Rilettura, invero, non tanto di quella giornata in sé ma di tutto quanto ne è seguito nei tre decenni successivi. Complessivamente compongono un diario di viaggio nel quale si è tentato di raccontare i mille modi attraverso i quali una città con i suoi abitanti e le persone direttamente coinvolte si sono rapportate con la tragedia nel corso del tempo. Offrono insomma una riflessione sul conflitto esistente fra il desiderio di rimuovere e dimenticare e la necessità invece di ricordare. E insieme ragionano sulle forme possibili di elaborare un simile lutto.

condividi su: