Sabato 28 aprile, alle ore 17:30, nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali la presentazione di un imponente lavoro di documentazione curato da Massimo Rocchi Bilancini
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A Todi e dintorni non c’è persona adulta che non ricordi quel giorno, dov’era e cosa stava facendo quando si diffuse la notizia. In miniatura fu una sorta di "11 settembre 2001", una data ed un’immagine, quella del crollo delle torre gemelle, rimasta ben impressa nella nostra mente.
Per New York il "frame", rimandato all’infinito da tv e siti internet. è quello degli aerei che centrano i grattacieli e poi il loro crollo. Per Todi fu l’alta colonna di fumo che si alzò dal centro storico della città nel cielo sopra il palazzo del Vignola.
E’ l’immagine narrata con cui si apre il racconto di Massimo Rocchi Bilancini in "Brucia il Vignola, trent’anni dopo, tra rimozione e memoria", libro che viene presentato oggi – sabato 28 aprile, alle ore 17:30 – nella Sala del Consiglio dei Palazzi Comunali di Todi.
Ad aprire la serata ci sarà la proiezione di un filmato inedito di circa 6 minuti nel quale si documentano gli attimi di quella tragedia spartiacque nella storia recente della città e la lettura di alcune testimonianze da parte degli attori della Compagnia teatrale "Sempreingioco".

Fu una delle più gravi sciagure compiutesi in Italia nella seconda metà del Novecento, capace di scuotere l’opinione pubblica nazionale obbligandola ad interrogarsi sul perché di simili disgrazie e sull’incapacità di uno Stato a prevenirle. Nonostante questo, il rilievo oggettivo di una vicenda che vide perfino il Presidente Pertini partecipare ai funerali delle vittime, su questa storia negli anni successivi, almeno a partire dal 1985 quando si concluse il processo penale di primo grado, sembra calarsi una sorta di velo, con una Todi stordita, incapace di elaborare l’evento, forse anche per l’esigenza di una rapida ripresa, tanto necessaria quanto faticosa, che ha avuto il sopravvento sulla conservazione della sua memoria.
A distanza di trent’anni giunge a squarciare questo velo, ricostruendo il fatto con i suoi antefatti e i suoi strascichi giudiziari, questo libro di Massimo Rocchi Bilancini, frutto di un lavoro di documentazione imponente che fa giustizia di tante dimenticanze.

Quella giornata e poi il dolore e lo strazio, il momento delle polemiche e le lunghe indagini, infine i processi penali e quelli civili, dagli esiti controversi, sono tutti aspetti ricostruiti nella parte iniziale del libro, grazie al ricorso al voluminoso fascicolo custodito presso il Tribunale. Nella parte centrale del volume sono invece trascritti quei documenti maggiori quali le perizie, le sentenze, le testimonianze rese dai sopravvissuti alle forze dell’ordine e  quelle dei Vigili del Fuoco intervenuti nelle operazioni di soccorso.
Nel complesso una documentazione per la prima volta messa a disposizione del vasto pubblico, fuori dalle aule dei tribunali e dagli studi degli avvocati. Arricchita inoltre da un altrettanto copioso materiale fotografico documentante le concitate fasi dei soccorsi e gli effetti sul palazzo del rovinoso rogo.

Conclude il libro una serie di scritti autonomi e distinti da tutto il resto, che Rocchi Bilancini ha indicato come “Scritti Privati: il mio Vignola”. Come scrive l’autore in premessa, essi vogliono essere “una rilettura della vicenda in chiave autobiografica, attraverso un filtro personale. Rilettura, invero, non tanto di quella giornata in sé ma di tutto quanto ne è seguito nei tre decenni successivi. Complessivamente costituiscono un diario di viaggio nel quale si è tentato di raccontare i mille modi attraverso i quali una città con i suoi abitanti e le persone direttamente coinvolte si sono rapportate con la tragedia nel corso del tempo”.
L’autore ha incontrato i famigliari delle vittime e alcuni fra i feriti, ha raccolto le loro testimonianze, ha provato a raccontarne il dolore e la solitudine provata una volta spentisi i riflettori ma anche la forza ed il coraggio con i quali molti di loro, seppure non tutti, sono riusciti ad elaborare il lutto.
"Ora – come scrive Luca Cardinalini nella prefazione al libro – si tratta di provare a dare un senso al fiume di lacrime che hanno lavato questi trenta anni. Scriveva Eschilo: “Tutto passa tranne il dolore per quelli che non ci sono più. Ma per fortuna, nostro malgrado e per grazia di Dio, il dolore distilla in saggezza”.
E’ l’augurio di cuore che possa valere per tutti, per chi a Todi vive e per chi a Todi ha visto morire una parte di sé".

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