Nei giorni scorsi si è verificato nel territorio del Comune di Todi e precisamente nella frazione di Vasciano, l’ennesimo crimine commesso dai soliti soggetti senza scrupoli (e senza cervello) a danno di innocenti animali.
Questa volta, però, il fatto suscita ancor più scalpore dal momento che a rimanere vittima delle polpette killer non sono stati nè i poveri cani da caccia, spesse volte incolpevoli bersagli delle assurde faide tra cacciatori, nè la fauna selvatica (nel caso di specie quasi sicuramente reale obiettivo di tale aberrante azione criminosa) , ma addirittura si è trattato di veri e propri animali da compagnia o d’affezione, abituati a vivere prevalentemente nelle case insieme ai loro padroni.
Difatti, come ci scrive Riccardo Morghetti “sono stati colpiti dai bocconi avvelenati, posizionati dai cacciatori, ben cinque gatti, tra cui quello del sottoscritto, al quale ero affezionatissimo (nella foto), ed un cane di razza Breton. Quest’ultimo è stato l’unico a salvarsi, poichè, trovato in fin di vita dalla proprietaria, veniva di corsa trasportato dal veterinario che riusciva a somministragli in tempo l’antidoto al veleno ingerito.”
Il lettore “profondamente rammaricato ed indignato dal fatto che delinquenti come quelli che si sono resi autori di tale ignobile gesto possano continuare ad agire nella totale impunità, arrogandosi il diritto di scegliere quali animali far vivere e quali far morire". Pertanto, rivolge un appello ai lettori più sensibili, tra i quali è sperabile vi siano anche coloro che praticano la caccia nel rispetto delle regole, affinchè "non esitino per il futuro a denunciare i responsabili di fatti scellerati e riprovevoli come quello di specie".
Azioni che costituiscono non solo indice di quella povertà morale che rende insensibili alla sofferenza altrui, ma anche veri e propri crimini puniti dalla nostra legge con il carcere.
“Non sono contro la caccia, ma contro questi cacciatori" conclude Riccardo Morghetti. E non gli si può dare certo torto.
Questa volta, però, il fatto suscita ancor più scalpore dal momento che a rimanere vittima delle polpette killer non sono stati nè i poveri cani da caccia, spesse volte incolpevoli bersagli delle assurde faide tra cacciatori, nè la fauna selvatica (nel caso di specie quasi sicuramente reale obiettivo di tale aberrante azione criminosa) , ma addirittura si è trattato di veri e propri animali da compagnia o d’affezione, abituati a vivere prevalentemente nelle case insieme ai loro padroni.
Difatti, come ci scrive Riccardo Morghetti “sono stati colpiti dai bocconi avvelenati, posizionati dai cacciatori, ben cinque gatti, tra cui quello del sottoscritto, al quale ero affezionatissimo (nella foto), ed un cane di razza Breton. Quest’ultimo è stato l’unico a salvarsi, poichè, trovato in fin di vita dalla proprietaria, veniva di corsa trasportato dal veterinario che riusciva a somministragli in tempo l’antidoto al veleno ingerito.”
Il lettore “profondamente rammaricato ed indignato dal fatto che delinquenti come quelli che si sono resi autori di tale ignobile gesto possano continuare ad agire nella totale impunità, arrogandosi il diritto di scegliere quali animali far vivere e quali far morire". Pertanto, rivolge un appello ai lettori più sensibili, tra i quali è sperabile vi siano anche coloro che praticano la caccia nel rispetto delle regole, affinchè "non esitino per il futuro a denunciare i responsabili di fatti scellerati e riprovevoli come quello di specie".
Azioni che costituiscono non solo indice di quella povertà morale che rende insensibili alla sofferenza altrui, ma anche veri e propri crimini puniti dalla nostra legge con il carcere.
“Non sono contro la caccia, ma contro questi cacciatori" conclude Riccardo Morghetti. E non gli si può dare certo torto.







