Allarme ieri notte a Ponte Rio di Todi per una apparente rissa tra albanesi condita da quelli che a molti sono sembrati spari.
Ma all’ospedale sono finiti in tre, padre e due figli, feriti da armi da taglio, i consueti coltelli che gli stranieri amano portarsi in tasca.
E non è stata trovata nessuna pistola o altra arma da fuoco.
Al momento ogni ipotesi è possibile e se ne saprà di più quando i Carabinieri della Compagnia di Todi avranno raccolto tutte le testimonianze ed approfondito le indagini.
Intanto però due persone sono finite in manette e tra di esse un uomo il cui comportamento, mancato pagamento di prestazioni lavorative, sarebbe all’origine dell’episodio
I Carabineri della Compagnia di Todi hanno poi precisato ulteriori dettagli
"L’attività investigativa, posta in atto senza soluzione di continuità ed in maniera sinergica da parte dei reparti dipendenti, consentiva di accertare che nella serata di ieri quattro cittadini albanesi, appartenenti ad una unica famiglia, si erano incontrati con un connazionale, imprenditore edile e datore di lavoro di uno di loro (operaio edile di professione), per reclamare il pagamento di alcune mensilità non corrispostegli.
Gli stessi, che intendevano solo avere chiarimenti e reclamare il dovuto (circa sei mensilità arretrate ossia quasi 8.000 euro), venivano selvaggiamente e violentemente assaliti dall’imprenditore ed un altro connazionale, imprenditore edile anche questi, che si trovava con lui, sia con calci e pugni, che con armi da taglio ed anche sotto la minaccia di una pistola impugnata dall’imprenditore che esplodeva anche un colpo in aria a scopo intimidatorio.
Uno dei quattro albanesi del nucleo familiare riusciva a fuggire, mentre gli altri tre avevano la peggio, anche a causa della minore stazza fisica rispetto all’imprenditore ed al suo complice, ed ormai feriti cercavano di allontanarsi a piedi, mentre i due aggressori si davano alla fuga con la loro vettura subito dopo aver minacciato con l’arma una donna che nel frattempo stava rincasando e per caso stavo ostacolando la loro fuga.
I tre feriti (due fratelli, un 30enne ed un 29enne ed il loro padre 54enne, tutti residenti a Marsciano), nel frattempo, riusciti a mettersi al sicuro, contattavano un loro connazionale che li soccorreva trasportandoli al Pronto Soccorso di Todi, ove venivano tutti medicati e mentre due venivano dimessi, un terzo veniva ricoverato per le lesioni subite.
Per una delle vittime ed esattamente per il 29enne, le lesioni provocategli al collo con il coltello dal suo aggressore, potevano avere conseguenze drammatiche. Infatti, se i fendenti infertigli fossero stati leggermente più violenti, potevo interessare strutture vitali quali la carotide o la vena giugulare.
Immediatamente venivano avviate le ricerche degli aggressori, i quali venivano rintracciati presso un altro bar di Todi, ove avevano cercato di crearsi un alibi, sostenendo di essere stati tutta la serata senza mai allontanarsi. Ma immediatamente venivano sconfessati.
Infatti, le indagini svolte consentivano di appurare che gli stessi si erano allontanati proprio nel momento in cui si era consumata l’aggressione e pertanto, messi alle strette, confessavano parzialmente le loro responsabilità negli eventi accaduti, negando però di aver utilizzato una pistola.
Le successive perquisizioni domiciliari eseguite consentivano di rinvenire delle munizioni presso l’abitazione del soggetto che era stato visto impugnare la pistola.
Essendo ormai delineato il quadro indiziario nei confronti dei due stranieri aggressori, per gli stessi scattava l’arresto per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e detenzione e porto illegale di arma e munizioni.
I due arrestati pertanto, Z.K., di 33anni, e M.B., di 35anni, albanesi, entrambi imprenditori edili, residenti a Todi, venivano associati presso la Casa Circondariale di Perugia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
In definitiva, non si è trattato di un regolamento di conti tra bande contrapposte nella gestione di traffici illeciti, ma la degenerazione di una questione riguardante la pretesa di un operaio di ottenere il pagamento del lavoro svolto per circa sei mesi."









