Il gruppo di lavoro tecnico, con il mandato di redigere una proposta di legge regionale umbra in materia di lavori in quota, riprenderà i lavori a settembre, ma il problema è molto complesso.
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Vedere lavorare sui tetti è una cosa che, per i non addetti ai lavori, dà i brividi.
Ma quelli che si ritengono esperti tranquillizzano: basta che il tetto sia asciutto, dicono, poi si può camminare come se si fosse a passeggio per il corso del paese; d’altro canto, proseguono, se c’è da cambiare una tegola non si può montare un palco apposito.

Ma qualche volta quei tetti sono traditori e ci scappa il morto, per qualche banalissimo incidente.
Si scontrano quindi due “culture” diverse e lontane, molto difficili da conciliare fin quando la tecnologia non sarà in grado di offrire soluzioni più facili e meno costose per mettere in sicurezza chi lavora in quota

In attesa di ciò, qualche cosa si può fare e sull’urgenza della approvazione di una legge regionale di contrasto alle “cadute dall’alto”, dopo il recente ennesimo incidente che è costato la vita ad un giovane di origine marocchina, residente a Città di Castello, si è nuovamente espresso l’assessore regionale ai lavori pubblici e alla sicurezza nei cantieri, Stefano Vinti

“La tragica morte di Mohamed Ladhi, operaio ventiseienne di Città di Castello originario del Marocco, avvenuta a Greve di Chienti in Toscana mentre smontava un tetto in eternit, ripropone in tutta la sua drammaticità le morti sul lavoro dovute alle cadute dall’alto.
La Giunta Regionale dell’Umbria, consapevole della necessità di una normativa più stringente per debellare un fenomeno grave, (circa il 30% delle morti sul lavoro sono causate da cadute dall’alto) si è dotata di ‘apposite linee guida di indirizzo per la prevenzione delle cadute dall’alto’.
Inoltre, la Giunta, a febbraio ha approvato la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico con il mandato di redigere una proposta di legge regionale in materia di lavori in quota.
Il gruppo di lavoro si è insediato ad aprile e ha lavorato intensamente in altre cinque sedute plenarie.
La Giunta regionale ha inoltre indicato la necessità e l’esigenza di una integrazione complessiva delle tutele già previste nel D.Lgs. n°81/2008 e renderle uniformi su tutto il territorio regionale per tutti i lavoratori, indipendentemente dal comparto in cui operano: edilizia, industria e agricoltura.
Un lavoro complesso tecnicamente, ma urgente sul piano sociale. Il gruppo di lavoro è stato convocato per i primi giorni di settembre con l’obiettivo di concludere rapidamente la prima stesura della legge di cui si sente l’esigenza di urgente promulgazione.

Intanto Stefano Vinti, ha sottoscritto ed invitato a sottoscrivere la petizione al Governo per la modifica dell’articolo 85 del Testo Unico 1124/1965 che regola il risarcimento per gli infortuni e le morti sul lavoro.
L’articolo 85 prevede infatti che in caso di infortuni mortali hanno diritto alla rendita a superstite coniugi e figli e, se assenti, gli ascendenti viventi e a carico del defunto che contribuiva quindi al loro mantenimento.
Percio’ non hanno diritto alla rendita, ad esempio, i genitori delle vittime del lavoro che non risulta ricevessero contributi al mantenimento dal loro caro morto sul lavoro.
 

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