Secondo dei ricercatori svedesi entro il 2050 gli alimenti di origine animale dovranno essere ridotti almeno del 75% al fine di evitare guerre per il possesso dell'acqua e delle terre coltivabili, in un mondo che avrà 9 miliardi di persone da sfamare
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In passato veniva chiamato la bistecca dei poveri: un piatto di fagioli, magari  con la pasta, ma entro il 2050 potrebbe diventare uno dei piatti più comuni per la maggioranza della popolazione mondiale.

Un gruppo di ricercatori svedesi dello Stockholm International Water Institute sostiene che entro metà secolo la popolazione mondiale dovrà abbandonare il consumo di carni e prodotti derivati dagli animali e cioè divenire vegetariana, se si vorranno evitare carestie e guerre per la conquista di preziose risorse alimentari con cui garantire il fabbisogno di proteine e altri elementi necessari .

Secondo gli studiosi la carne dovrà costituire al massimo il 5% della dieta media mondiale, mentre attualmente l’impiego di fonti animali per soddisfare il fabbisogno nutrizionale giornaliero è pari a circa il 20%.
Nel 2050 la popolazione mondiale si stima sarà passata da 7 a 9 miliardi.
Al centro del problema  l’acqua: i prodotti di origine animale impiegano tra le 5 e le 10 volte il quantitativo necessario per produrre alimenti vegetali. Oltre a questo, si stima che un terzo delle terre coltivabili sia destinato alla produzione di foraggio per gli animali destinati al consumo.

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