La questione Province in Umbria, come altrove, s’è caricata di significati simbolici che fanno premio sulla sostanza e che solleticano gli istinti di sopravvivenza di chi con la perdita del nome ritiene di perdere tutto e che spesso, in confusione mentale pretende aiuti “territoriali” senza minimamente dare conto ai cittadini dei territori che dovrebbero migrare dei motivi che dovrebbero consigliare questa scelta.
Confusione mentale ancor più evidente quando per non essere “secondi” in Umbria si vorrebbe trasmigrare, anche qui senza sentire quelli che li dovrebbero ricevere, per essere i quinti o sesti in un’altra Regione.
La politica o almeno quella parte di essa che non cavalca i problemi per motivi elettorali prova timidamente a tenere unite le varie “tifoserie” al grido di “stare uniti comunque vada: con o senza provincia di Terni.”
Che il centro di potere politico in Umbria, vista la fine che comunque attende le Province, sia a Perugia o a Terni o sul Monte Subasio, sarà sempre meglio che Ancona, Firenze e Roma.
Gli Stati Generali dell’Umbria, in quel di Foligno, hanno dibattuto proprio di questo problema e la Presidente Catiuscia Marini è stata chiara “Dobbiamo restare uniti, evitando tentativi di fuga e quelle forze centrifughe che possono attirare alcuni comuni umbri in accorpamenti presunti con altri territori extra-regione"
Nello stesso tempo, senza fare ricatti e piagnistei, la necessità è che, dopo aver convinto gli umbri e come dice la Marini, si parli con una voce sola a sostegno di una necessità di “due enti di area vasta” che deve arrivare a Roma.
Ma, è questa la novità della riunione folignate, ove e quando sarà possibile parlare e dare seguito ad un riordino territoriale per rimpolpare l’area di “competenza” ternana sarà necessario che ciascun territorio comunale decida per sé, poi si tireranno le somme e quindi non sarà una eventuale maggioranza ad imporre la proprie scelte agli altri.
Per adesso la Governatrice, i rappresentanti dell’Upi (le province dell’Umbria), dei sindaci (Wladimiro Boccali) e del Cal (il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo) sono convinti che sarebbe un errore tecnico, in fatto di servizi a cittadini e imprese una regione che ha la stessa superficie di un ente di area vasta.
Ma su questo molta altra strada c’è da fare per far sì, di questi tempi, che la gente umbra si immedesimi come, invece, accade quando si parla di Regione anche se, non bisogna dimenticarlo, c’era un tempo non tanto lontano che l’Umbria era solo una espressione geografica, con gli affari politici che si gestivano a Roma e molti partiti avversavano la nascita dell’autonomia regionale oppure la volevano abbinare con la soppressione delle Province








