L’operazione è così spregiudicata e chiaramente destinata ad eliminare la possibilità che vi sia un concorrente alla pari sul mercato siderurgico che la Ue dovrebbe vietarla, perché si prefigge uno scopo diametralmente opposto a quella che la Comunità vorrebbe.
In ogni caso è necessario che il Governo italiano si faccia sentire e dichiari il sito di Terni, nella sua interezza, strategico per l’economia italiana.
Ovvie le reazioni ternane e dall’intera Umbria: da destra a sinistra e la cosa dovrebbe far riflettere gli scippatori nordici.
Così il consigliere regionale Alfredo De Sio (Pdl) secondo il quale il lavoro diplomatico del Governo “sembra non aver sortito neppure l’effetto di aprire una riflessione su come procedere in questa delicata fase, con la conseguenza di azioni che appaiono nella loro tempestività sospette e prive di ogni buona fede”.
Alla luce di quanto sta accadendo – afferma l’esponente del Pdl – tutta l’operazione di fusione appare perciò come una perversa road map già stabilita nel disegno originario di fusione. Contro questo disegno – conclude De Sio – il Governo e le istituzioni locali devono impegnarsi per utilizzare, se possibile, gli strumenti giuridici e legali esistenti per denunciare una operazione che appare oramai solo come speculativa e dannosa per gli stessi standard di competitività delle produzioni europee”.
Così il capogruppo regionale Prc-Fds, Damiano Stufara che aggiunge: “Chiunque può rendersi conto dell’assurdità della situazione in cui si trova l’AST di Terni; la società Outokumpu si accinge infatti a portarsi via pezzi di un impianto di cui non ha mai acquisito la proprietà definitiva, un po’ come se fosse dentro ad un grande supermercato dove, manco a dirlo, a nessuno interessa che alle merci in vendita corrisponda l’esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie”.
Per i lavoratori, per le loro rappresentanze, per le Istituzioni locali e per la nostra comunità regionale dovrebbe ormai essere evidente che ai disastri del neoliberismo non si può rispondere con la falsa speranza di una ripresa, se nel frattempo non si contrasta la dismissione del nostro patrimonio industriale”.
Poniamo nuovamente alla Regione Umbria – conclude – la necessità di aprire una vertenza rispetto al futuro dell’economia regionale con un Governo che, più che di tecnici, si rivela ogni giorno di più un Governo di fannulloni”
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