Outokumpu vorrebbe trasferire in un altro suo sito gli impianti di una linea produttiva depotenziando a morte il sito umbro, messo parzialmente in vendita ma che così potrebbe non trovare neppure un acquirente; risoluzione uregente approvata dal Consiglio regionale
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Il sospetto che dietro le manovre dei finlandesi della Outokumpu ci fosse la volontà di colpire il sito produttivo già ThysseKrupp di Terni ha preso forma con un comunicato dal quale si evince che i finlandesi vorrebbero: tenersi e mantenere a Terni il tubificio, trasferire – come tentarono di fare i nazisti in ritirata dall’Italia con molti impianti industriali e solo la mobilitazione operaia impedì l’operazione – in un altro sito di produzione Outokumpu una linea di produzione e vendere il resto.

L’operazione è così spregiudicata e chiaramente destinata ad eliminare la possibilità che vi sia un concorrente alla pari sul mercato siderurgico che la Ue dovrebbe vietarla, perché si prefigge uno scopo diametralmente opposto a quella che la Comunità vorrebbe.
In ogni caso è necessario che il Governo italiano si faccia sentire e dichiari il sito di Terni, nella sua interezza, strategico per l’economia italiana.
 
Ovvie le reazioni ternane e dall’intera Umbria: da destra a sinistra e la cosa dovrebbe far riflettere gli scippatori nordici.

"L’annuncio di Outokumpu che ha proposto alla Commissione europea di cedere il sito produttivo di acciaio inossidabile di Terni di Inoxum e alcuni centri servizi europei é una strategia tendente al ridimensionamento, alla spoliazione ed alla frammentazione delle produzioni del sito di Terni”.

Così il consigliere regionale Alfredo De Sio (Pdl) secondo il quale il lavoro diplomatico del Governo “sembra non aver sortito neppure l’effetto di aprire una riflessione su come procedere in questa delicata fase, con la conseguenza di azioni che appaiono nella loro tempestività sospette e prive di ogni buona fede”.

De Sio aggiunge poi che “il pianto del coccodrillo a cui stiamo assistendo da parte dei finlandesi non incanta nessuno facendo intravedere invece una strategia che viene da lontano, scientemente scritta a scapito degli interessi nazionali italiani .

Alla luce di quanto sta accadendo – afferma l’esponente del Pdl – tutta l’operazione di fusione appare perciò come una perversa road map già stabilita nel disegno originario di fusione. Contro questo disegno – conclude De Sio – il Governo e le istituzioni locali devono impegnarsi per utilizzare, se possibile, gli strumenti giuridici e legali esistenti per denunciare una operazione che appare oramai solo come speculativa e dannosa per gli stessi standard di competitività delle produzioni europee”. 

Lo spezzatino, dunque, è servito. Le rassicurazioni offerte nei giorni passati dal Ministro dello sviluppo economico hanno conosciuto oggi una secca smentita da parte dei vertici di Outokumpu, che con una nuova nota stampa non solo hanno confermato la decisione di vendere l’AST, ma hanno anche espresso l’intenzione di trasferire una linea della capacità di 130 mila tonnellate annue in un sito estero e di mantenere la proprietà del Tubificio”.
Così il capogruppo regionale Prc-Fds, Damiano Stufara che aggiunge: “Chiunque può rendersi conto dell’assurdità della situazione in cui si trova l’AST di Terni; la società Outokumpu si accinge infatti a portarsi via pezzi di un impianto di cui non ha mai acquisito la proprietà definitiva, un po’ come se fosse dentro ad un grande supermercato dove, manco a dirlo, a nessuno interessa che alle merci in vendita corrisponda l’esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie”.
L’esponente di Rifondazione comunista ritiene che “forse il Governo Monti, nell’ostinazione con cui persegue l’interesse del grande capitale finanziario, sarà capace di vedere dei vantaggi nel saccheggio che si prospetta per il nostro territorio.
Per i lavoratori, per le loro rappresentanze, per le Istituzioni locali e per la nostra comunità regionale dovrebbe ormai essere evidente che ai disastri del neoliberismo non si può rispondere con la falsa speranza di una ripresa, se nel frattempo non si contrasta la dismissione del nostro patrimonio industriale”.
Stufara assicura che il gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista per la Federazione della Sinistra, “esprime il proprio sostegno alle iniziative che i lavoratori e le loro rappresentanze intenderanno intraprendere per denunciare l’intollerabilità di una simile prospettiva, consapevole della minaccia rappresentata dalle intenzioni di Outokumpu per il futuro dell’industria a Terni e nell’Umbria.
Poniamo nuovamente alla Regione Umbria – conclude – la necessità di aprire una vertenza rispetto al futuro dell’economia regionale con un Governo che, più che di tecnici, si rivela ogni giorno di più un Governo di fannulloni”
 

 

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