Il Consiglio regionale ha approvato all'unanimità un documento di sostegno allo sciopero, per ora, contro l'ipotesi del trasferimento in Finlandia degli impianti delle acciaierie ternane
stopailadri

Sale ora dopo ora l’indignazione dell’Umbria tutta sul tentativo in atto di rubare all’Umbria il risultato di decenni di lavoro, di ridurre Terni e la regione tutta ad un deserto solo per interessi speculativi.
Il Consiglio Regionale
ha stravolto l’ordine dei propri lavori odierni per “dare un avviso” ai nordici d’Europa che intendono conquistarsi uno “spazio vitale” a danno dell’Italia e dell’Umbria.
La situazione si fa tesa ed è prevedibile, oltre che auspicabile, che i ternani non verranno lasciati soli.

L’Assemblea regionale ha approvato all’unanimità una risoluzione sulla vicenda degli stabilimenti Thyssen – Outokumpu di Terni, predisposta dai capigruppo del Consiglio regionale dopo una pausa dei lavori d’Aula decisa in seguito alla richiesta del capogruppo Pdl Raffaele Nevi: “Il Consiglio regionale dell’Umbria si pronunci in modo netto e chiaro contro una minaccia che non riguarda soltanto Terni e l’Umbria, ma l’Italia intera, cioè lo smembramento di un sito produttivo che è tra i più importanti al mondo e che rappresenta la siderurgia italiana, viste le sorti che sono toccate al sito di Taranto”.

Dopo una lunga e dettagliata informativa dell’assessore: “L’Ast, primo polo siderurgico di produzione acciai speciali in Italia, uno dei due più importanti in Europa, fino ad oggi era all’interno del grande Gruppo ThyssenKrupp che, non più tardi di un anno e mezzo fa, ha manifestato la volontà di cedere il complesso dell’attività acciai speciali, costituendo una società, la Inoxum.
Poi ceduta al gruppo finlandese Outokumpu che aveva manifestato un programma di sviluppo industriale che prevedeva sostanzialmente un’integrazione delle attività Outokumpu e quelle ex ThyssenKrupp, con un potenziamento della funzione dei volumi produttivi che si realizzavano nel sito integrato di Terni.
La città umbra diventava, come è sempre stata, la sede di un grande polo di questo primo player globale a presidio dell’Europa meridionale oltre che del mercato italiano e internazionale, al pari degli stabilimenti in nord Europa, mentre vi era una rifilatura, una previsione di riduzione al 2013 e al 2015 delle produzioni dei centri fusori localizzati in Germania.

Un progetto di grande interesse per la comunità italiana e per l’Umbria e per Terni.
Poi la notifica doverosa all’autorità Commissione Europea, divisione antitrust, per la verifica delle coerenze che la fusione determinava in ordine alle normative in materia di trasparenza e libertà del mercato, perché si andava a costruire un soggetto unitario che aveva circa il 52 per cento della quota di mercato dei 27 Paesi dell’Unione Europea, e quindi la verifica, nelle ultime settimane quella che sembrava un percorso poco più che formale, e rispetto al quale Outokumpu aveva manifestato rispetto a potenziali rilievi della Commissione in ordine ai quantitativi prodotti di riarticolare una proposta che prevedesse la dismissione di una società, che fa parte del gruppo in Svezia, e una riduzione di alcuni volumi di laminazione a freddo nel sito di Terni.
Questo già di per sé ci aveva allarmati, poi c’è stata un’accelerazione con il fatto che Outokumpu si è prima dichiarata disponibile a cambiare progetto e quindi a mettere fuori dall’acquisizione l’intero sito italiano, cedendo il 40 per cento di tutto l’inox.

Stamattina sul sito Outokumpu c’è una dichiarazione ufficiale in cui si conferma la cessione del sito integrato di Terni, mantenendo il tubificio, il centro servizi e prevedendo prima della cessione smontaggio e trasferimento in Finlandia delle attrezzature dell’impianto verticale di laminazione a freddo (la struttura più efficiente dell’acciaieria).
Si tratta dunque dello smontaggio e del depredamento della capacità produttiva e concorrenziale di quella struttura a prescindere di chi ne sarà proprietario.

C’è il rischio di fare venire meno la prospettiva dell’esistenza stessa di quel compendio produttivo quindi c’è anche un tema di governo della fase di grande delicatezza. Questo ha prodotto immediatamente una reazione.
C’è stata l’Assemblea dei lavoratori dei vari reparti, che hanno deciso per giovedì lo sciopero generale.
È immediatamente partita una lettera della presidente Marini, chiedendo un’immediata convocazione al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro delle attività produttive perché è evidente che la vicenda ha origine nelle scelte del mercato globale e della Commissione Europea.
Sono scese in campo dinamiche che hanno deciso di rendere non procedibile un percorso di organizzazione dell’acciaio speciale che facesse leva sull’Italia, che è più competitiva in questo caso, piuttosto che su altre situazioni: se vanno fuori un milione e mezzo di tonnellate di produzione di Terni rientrano il milione e mezzo che si dovevano dismettere nei siti produttivi tedeschi.

Il ministro Passera, mercoledì, ha risposto a un’interrogazione urgente presentate da alcuni parlamentari umbri, Trappolino e altri, dichiarando che questa non è una vicenda ternana e non è solo una vicenda di un’importante azienda con oltre duemila dipendenti diretti e qualche migliaio indiretti è un asset produttivo strategico del Paese da cui deriva la competitività del sistema italiano e come tale il Governo intende prendersene carico.
Nella lettera abbiamo chiesto non solo un ulteriore incontro e aggiornamento, ma di compiere prima del 16 novembre gli atti diretti nei confronti dell’azienda Outokumpu e nei confronti della Commissione che dovrà spiegare le logiche di intervento necessari a scongiurare un’ipotesi come quella che è stata detta.

Quindi, il sito italiano non può essere isolato dal contesto di una grande organizzazione capace di competere sul mercato globale, altrimenti immiserirebbe; non è possibile far venire meno quella che è la forza strategica del sito ternano che l’Italia si è conquistata in lunghi decenni, è un sito integrato che in quattro chilometri parte dal rottame e arriva alle lavorazioni di più alto livello finito, questo lo fa un sito assolutamente competitivo; non esiste sulla faccia della terra che qualunque siano le evoluzioni societarie si smonti il patrimonio accumulato là dentro e lo si porti da un’altra parte, qui ci stanno gli interessi di una comunità cittadina che dipende fortemente da quella storia e da quella presenza.

A fronte di 23 miliardi di Pil dell’Umbria il fatturato in tempi normali del sito siderurgico ternano è 3 miliardi e mezzo. Senza di esso cambia il profilo della possibilità di fare impresa in una regione, se vengono meno questo tipo di presenze, quindi per noi umbri, non solo ternani, è una questione di vita o di morte. Questa è una vertenza italiana, non stiamo difendendo un ferro vecchio, ma un presidio produttivo che è riconosciuto da tutti come competitivo”

 
Il documento approvato dall’assemblea sostiene la mobilitazione dei lavoratori e della comunità ternana. Definisce la salvaguardia dell’integrità del sito "una priorità politica e industriale per l’intero Paese" oltre che per la tenuta del tessuto economico e sociale dell’intera Umbria. Impegna la Giunta regionale a proseguire e rafforzare l’azione nei confronti del Governo nazionale e della Commissione europea, affinché venga scongiurata l’ipotesi di smembramento e si determinino le condizioni per la salvaguardia dell’intero polo siderurgico ternano e della sua capacità produttiva e competitiva per il futuro.
Prima di sciogliere la seduta del Consiglio regionale, il vicepresidente Stufara ha comunicato che “sono in corso le assemblee delle maestranze del sito siderurgico di Terni, che hanno già deciso la convocazione dello sciopero generale e di un corteo per giovedì 11 ottobre. Solleciterei i presidenti delle Commissioni convocate per quella mattina di valutare la possibilità di rinviarle per permettere a tutto il Consiglio regionale di partecipare a un fatto così rilevante per la società, l’economia e la politica regionale”.
 

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