Tutte le città dell'Umbria le vogliono, scatenando una contesa di tipo campanilistico che però ha dietro solo interessi di potere e personali
subasio

La questione Usl ed aziende ospedaliere ovvero la riforma della sanità in Umbria si complica per istanze che sembrano campanilistiche ma che più probabilmente sono solo personalistiche e di potere politico.

Si parla di due Usl e di due aziende ospedaliere, ma anche di una unica agenzia regionale sanitaria e di una unica azienda ospedaliera.
Si parla di sedi a Perugia, Terni, Foligno, Città di Castello, Spoleto
come se avere una sede consentirebbe di caricare sui vagoni piombati i dipendenti del servizio sanitario regionale che assicurano le funzioni centrali amministrative e tecniche delle aziende sanitarie in tante sedi, in numero maggiore degli enti, con risultati lusinghieri sul piano economico finanziario e con una distribuzione a rete che consente anche ai vertici aziendali di avere il polso di tante situazioni locali che altrimenti rischiano di cadere nell’auto referenzialità.

Quindi una sede potrebbe significare avere sul posto i vertici e qualche addetto, non più di quelli esistenti attualmente, alle funzioni di segreterie.
Quindi per le comunità locali nessun vantaggio se non, forse, la possibilità del boss locale di accedere più facilmente alle anticamere del Direttore Generale.

Posto questo è altrettanto chiaro che l’organizzazione sanitaria può teoricamente spaziare tra un modello di aziende diffuse sul territorio, per avvicinare il potere decisionale al cittadino ed un modello concentrato.
La scelta in Umbria è stata verso la riduzione dei centri decisionali, pochi anni fa le Ulss in Umbria erano ben 12; una scelta che ha premiato soprattutto perchè, vuoi per lungimiranza politica o per equilibrio dei poteri, l’organizzazione ha saputo creare nella maggior parte delle situazioni modelli decentrati di piccole dimensioni per la gestione unitaria di varie funzioni, in cui “il piccolo è bello” ha saputo esplicarsi nel migliore dei modi.

Quindi avere due anziché una unica azienda, una volta fatta la scelta accentratrice, non fa poi molta differenza salvo che la seconda soluzione comporterebbe un risparmio economico nell’ordine di un paio di milioni di euro annui ( Direttori Generali, Sanitari ed Amministrativi, Collegio dei revisori ecc).

Resta il problema della sede della ipotetica sede della agenzia regionale per la sanità e dell’azienda ospedaliera.
Al momento Perugia e Terni aspirano a fare la parte del leone, dividere le due sedi fra le due creerebbe qualche problema visto che nelle due province le due città hanno creato una situazione “fago-centrica” che prima di tutto fa male a loro.

Quindi, per assicurare ai due futuri vertici della sanità umbra, una situazione di tranquillità, lontano dalle pressioni localistiche, la cosa migliore sarebbe quella di collocarle sui due più alti monti dell’Umbria: il Subasio ed i Monti Martani.
Da lì il segnale potrebbe giungere indisturbato in ogni luogo della regione e probabilmente con “l’aria fina” che respirerebbero i vertici della sanità potrebbero ragionare più efficacemente.

Ovviamente se i vertici aziendale soffrissero l’altitudine si potrebbe anche cercare di prendere "due fave con un piccione", cioè fare un grandissimo favore alla Provincia di Perugia e mettere il tutto rispettivamente a Villa Fidelia e Villa Redenta che, in attesa di improbabili compratori, finirebbero presto nel degrado.
Avremmo nel caso una Sanità con tre S ( Spello e Spoleto) ma almeno per questo ci sarebbe una logica.

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