Sicuramente è anche questo l’effetto della crisi, ma ad esso si aggiunge qualche altro problema strutturale.
I dati che emergono dalla periodica indagine che Faita Umbria – Confcommercio (unica organizzazione regionale nel settore) realizza tra le strutture associate delinea purtroppo un orizzonte piuttosto cupo, caratterizzato da forti decrementi nel movimento turistico e di conseguenza nei fatturati delle imprese.
L’indagine della Faita, condotta in relazione al periodo maggio – settembre (confrontato con l’anno precedente), ha evidenziato un calo medio degli arrivi turistici del 5%.
Il saldo negativo è condizionato pesantemente dal vero e proprio “crollo” che c’è stato al Trasimeno, dove si concentrano gran parte delle attività ricettive all’aria aperta e dove il calo si è attestato intorno al 10%, con una clientela italiana ormai scomparsa.
Questo nonostante il fatto che gli stessi imprenditori, di fronte ad una clientela sempre più esigente e sensibile al fattore prezzo, abbiano messo in campo enormi sforzi per migliorare le proprie aziende mantenendo le tariffe bloccate a cinque anni fa.
Sul fronte delle presenze turistiche, l’indagine Faita Umbria ha evidenziato un trend negativo analogo a quello degli arrivi.
Con l’unica differenza che il calo si è manifestato in particolare nel periodo di bassa stagione (primi mesi di apertura delle strutture ricettive: maggio – giugno).
La permanenza media, infatti, è calata sensibilmente, soprattutto per quanto riguarda i turisti italiani che oramai restano nei campeggi umbri solo per tre / quattro giorni.
Va un po’ meglio con gli stranieri, che si trattengono in media una settimana, e che provengono soprattutto da Olanda, Belgio e Germania: i paesi che restano i mercati europei più interessanti per questo genere di turismo.
Il calo negli arrivi e nelle presenze non poteva non produrre un effetto molto pesante sul fatturato delle imprese, che si è ridotto, in media, del 10% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Un risultato che non può non aprire scenari molto preoccupanti per questo segmento dell’offerta turistica umbra, che chiede, attraverso la propria associazione di riferimento, più attenzione e sostegno.
Per la Faita a peggiorare la situazione sul Trasimeno è una situazione idrica non più accettabile, il Lago continua infatti a perdere appeal, soprattutto nei confronti dei turisti stranieri. Gli imprenditori hanno notato che diversi tour operator hanno tolto il lago Trasimeno dai loro cataloghi e alcuni continuano a presentarlo come non balenabile.
“Sarebbe un suicidio – sottolinea Monica Migliorati, presidente Faita Umbria – se i Comuni del lago adottassero per il 2013 l’imposta di soggiorno. Il territorio, e di conseguenza l’intera regione, ha bisogno di forti interventi promozionali per recuperare immagine e non di nuove tasse che gli facciano perdere ulteriore competitività.
Qui non abbiamo destinazioni importanti come Roma, Firenze e Venezia, dove l’imposta è già più accettabile, anche se mi risulta che in alcuni casi il consumatore finale si sia rifiutato addirittura di pagarla. Noi non possiamo fare gli esattori per altri!
Pensiamo poi alle 4.500 aziende extralberghiere che operano in Umbria (gli alberghi sono solo 564). Solo pochissime di queste beneficiano del canale promozionale dei tour operator, in quanto hanno pochi posti letto da offrire alle agenzie. Come faranno a sopravvivere? L’ente pubblico ha in questo caso forti responsabilità”.










