“ Terni, va subito detto – afferma Andrea Liberati Segretario di Legambiente Umbria – non è Taranto e la proprietà, diversamente dalla famiglia Riva, qualche impegno per mitigare l’inquinamento lo ha sicuramente preso e realizzato, così come le istituzioni hanno messo in atto un monitoraggio complessivamente efficace.
Ma l’Acciaieria di Terni, condivide con quella di Taranto i primi posti nella classifica ( "Ispra-Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera" 2010 , l’ultima disponibile) tra gli impianti industriali più inquinanti, basta leggersi le classifiche riportate sul dossier di Legambiente".
• nella classifica del monossido di carbonio (CO)troviamo THYSSENKRUPP di TERNI (TR) al 6° posto con 3.250 tonnellate contro le 172 mila tonnellate dell’ILVA di Taranto che produce da sola il 64% del totale di CO sui primi 10 impianti più inquinanti;
• nella classifica dei maggiori complessi industriali emettitori di Diossine e Furani, THYSSENKRUPP di TERNI è al decimo posto con 0,88 grammi mentre l’ILVA di Taranto è al terzo posto con 15,60 g emessi ed al primo posto ERG Power di Siracusa in Sicilia che da sola rappresenta il 62% delle emissioni;
• nella classifica dei maggiori complessi industriali emettitori di PCB (PoliCloroBifenili) THYSSENKRUPP di TERNI è al 6° posto con 1,40 kg, contro gli 1,42 kg di Taranto al 5° posto e i 10,50 kg dell’ITALCEMENTI di Calusco d’Adda (BG);
• nella classifica dei maggiori complessi industriali emettitori di CROMO due sono le acciaierie tra i primi posti dell’emissione di cromo in atmosfera, e la prima è la THYSSENKRUPP di TERNI con 968,00 Kg, il 21%, e ancora l’ILVA di Taranto con 564,00 Kg, il 12%;
• nella classifica dei maggiori complessi industriali emettitori di MERCURIO, metallo pesante altamente tossico per l’ambiente e per l’uomo,THYSSENKRUPP di TERNI è al secondo posto con il 15% delle emissioni pari a 182,00 Kg;
• nella classifica dei maggiori complessi industriali emettitori di CADMIO al primo posto troviamo l’ILVA di Taranto e al terzo posto la THYSSENKRUPP di TERNI con rispettivamente 138 e 33,1 kg di metallo pesante emesso che rappresentano rispettivamente il 31%, e il 7% delle emissioni totali;
" Quelle emesse dagli stabilimenti industriali, a Taranto come a Terni – conclude il segretario di Legambiente Umbria – sono sostanze pericolose non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo che vive e lavora a contatto con essi, ed è sempre più importante, soprattutto in tempo di crisi dove sempre più frequente è il ricatto posti di lavoro in cambio di cessione di diritti a cominciare da quello alla salute, che le emissioni delle nostre fabbriche vengano monitorate e soprattutto che vengano applicate le migliori tecnologie disponibili per la loro riduzione.
A Terni, in questi ultimi anni, si sono fatti diversi passi in avanti, grazie anche alla capacità di mobilitazione del movimento operaio e dell’intera città che otto anni or sono è stata capace di difendere la sua fabbrica da un rischio chiusura simile a quello di Taranto e che ora è di nuovo impegnata a contrastare i rischi di una mondializzazione dell’economia che ha ancora troppe poche regole.
Molto resta ancora da fare e questa volta, proprio come a Taranto, questo dovrà essere un impegno che dovremo prendere tutti assieme, ambientalisti e lavoratori, cittadini, imprese ed istituzioni. Un’alleanza necessaria se vogliamo che Terni possa diventare una città capace di futuro".









