Il dibattito sulla variante si – variante no alla linea ferroviaria Orte – Ancona si fa serrato e per quanto importante rischia di oscurare, con la sua limitatezza, quello forse principale per l’Umbria.
Le correnti di traffico su gomma nella nostra regione si sviluppano principalmente lungo l’asse meridiano ( E45- Flaminia) e lungo quello Foligno-Perugia-Lago Trasimeno.
Se l’Umbria vuole incidere su questo che è diventato un problema sia per l’inquinamento che produce, sia per lo stesso scorrimento del traffico ( nodo di Perugia), il sistema ferroviario deve essere orientato in questo senso, in via prioritaria, e non disperdersi alla ricerca di soluzioni che pur se riguarderebbero parti importanti del territorio non hanno la stessa valenza.
Su questa linea si muove anche, ma in parte, il consigliere del Pd Barberini che, dopo l’audizione convocata a Palazzo Cesaroni dal presidente della seconda Commissione Gianfranco Chiacchieroni, ed alla quale sono intervenuti sindaci ed amministratori umbri, in particolare di Foligno, Spoleto, Gualdo Tadino e della vicina Fabriano, ha esternato la sua posizione.
Per Barberini c’è innanzi tutto un aspetto di tempestività da valutare :“È assurdo e controproducente modificare l’attuale tracciato del raddoppio ferroviario della Orte-Falconara, a favore di un nuovo discutibile progetto tutto da inventare: l’Umbria rischia di non essere più credibile al livello nazionale e di perdere definitivamente un’opera strategica e attesa da tutto il centro Italia”.
“Il progetto di raddoppio della tratta ferroviaria Orte-Falconara – sottolinea Barberini – esiste da tempo ed è già stato condiviso e sottoscritto, attraverso un accordo quadro, dalle Ferrovie dello Stato, dalla Regione Umbria e da quelle limitrofe.
Pensare di lanciare una nuova idea di tracciato, in questo periodo di grave crisi economica e di risorse pubbliche limitate, è una sorta di autogol per l’Umbria che rischia di veder dirottare altrove o addirittura di perdere gli stanziamenti programmati per questa importante opera.
Nessuno, infatti – aggiunge il consigliere regionale -, finanzierebbe questa infrastruttura se si continua a veicolare l’idea, peraltro minoritaria nella nostra comunità regionale, che esistano altre e migliori soluzioni. Se così fosse – continua – l’Umbria farebbe una figura meschina a livello nazionale e si andrebbe ad aggravare la già difficile situazione in cui versano i territori dell’Appennino centrale umbro”.
Secondo Barberini, “ È inoltre opportuno adeguare la tratta Terontola-Perugia-Foligno, rendendola una sorta di metropolitana di superficie a servizio della comunità regionale, con interventi tesi a velocizzarla e a collegarla all’alta velocità (oggi presente solo sulla linea Roma-Firenze e, non nascondiamolo, adatta solo su medie e lunghe distanze), potenziando l’accesso all’aeroporto di Perugia.
Tale soluzione – conclude – sarebbe utile a decongestionare il traffico veicolare lungo le principali arterie stradali regionali e a fornire un servizio reale al principale aeroporto umbro”.
Il limite delle considerazioni di Barberini sta nel non considerare che il flusso quotidiano dei pendolari si sviluppa imponente anche sulla direttrice nord- sud e viceversa e che probabilmente almeno il collegamento veloce con Roma potrebbe realizzarsi con facilità anche riflettendo sulla modificazione delle linee della ferrovia FCU da San Sepolcro a Terni- Orte.
Comunque il Comitato “ultimo treno “ ed Orfeo Goracci non demordono pur non soffermandosi né sulla eventuale tempistica del progetto ( accenna solo a due tre, improbabilissimi anni), né sul fatto che con un potenziamento della Foligno-Perugia che per Assisi e Ospedalicchio già passa o potrebbe passare si realizzerebbe, comunque, quella soluzione di linea veloce che si chiede
Orfeo Goracci, consigliere regionale del gruppo Comunista umbro, infatti, afferma: “Non si comprende cosa perderebbero città come Spoleto, Foligno e Fabriano, con il progetto di variante per Assisi: i treni ci passano ora, ci passavano, ci passeranno.
Il punto nodale della vicenda è capire se una linea ferroviaria veloce, non di alta velocità, che passi per Assisi e l’aeroporto dell’Umbria sia un punto di forza su cui credere ed investire. Io credo che ragione e buon senso non possano che dire sì”
“E’ vero – conclude Goracci – che ne discutiamo da trent’anni. Ma se vogliamo essere intellettualmente onesti ed obbiettivi, il problema dell’aeroporto allora non esisteva. Oggi invece in due o tre anni potremmo farne uno scalo importante, con diversi collegamenti europei, da 500-600 mila passeggeri.
Ed anche se si dimostrasse la non procedibilità sul percorso di variante, il collegamento ferroviario adeguato con Assisi e l’aeroporto rimane un nodo da scogliere e un’opera da realizzare.”










