Un farmaco che è entrato nelle sale operatorie, anche dell’Umbria, e ha rivoluzionato l’anestesia generale, perchè in appena due, tre minuti consente il recupero completo della funzione muscolare e respiratoria indipendentemente dalla durata dell’anestesia e dalla quantità di miorilassante somministrat,o rischia di alimentare polemiche nella sanità.
L’alternativa è un’attesa di ore e il rischio di complicanze, mentre il nuovo farmaco, associato ai curari steroidei, è ritenuto dagli operatori la migliore e più sicura strategia anestesiologica che si possa dare ad un paziente.
Ma sugammadex, il farmaco di MSD che ha contribuito a rivoluzionare l’anestesia, nel nostro Paese rimane fuori da molte sale operatorie in nome di un ipotetico risparmio.
E dagli addetti ai lavori un vero e proprio appello: più sicurezza in sala operatoria.
E a farlo sono coloro che meglio di chiunque altro conoscono i vantaggi di questo farmaco: un gruppo di anestesisti appartenenti alla Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), che in un documento ufficiale affermano che se la struttura ospedaliera impedisce l’uso del sugammadex, in caso di danni al paziente, se ne assume ogni responsabilità.
E si apre un problema etico: gli anestesisti impossibilitati a garantire la migliore anestesia possibile devono consigliare ai pazienti di cambiare ospedale o, se necessario, addirittura regione?
La presa di posizione della SIAARTI e lo stato dell’arte dell’anestesia in Italia sono stati al centro di una conferenza stampa a Roma alla vigilia dell’importante incontro scientifico “Networks in Anaesthesiology – NIA” che si tiene nella Capitale dal 7 all’8 febbraio all’Hotel Marriott.
L’anestesia generale è un tema dai grandi numeri: basti pensare che in Umbria in un anno vengono effettuati oltre 50mila interventi chirurgici non in day hospital ma con almeno un giorno di ricovero. Di questi una grande parte sono effettuati proprio in anestesia generale.









