Prime avvisaglie della medicina amara che gli umbri dovranno ingoiare.
L’assessore regionale Vincenzo Riommi ai componenti della Prima Commissione del Consiglio regionale dell’Umbria ha illustrato i punti centrali della manovra di bilancio 2013–2015.
Secondo l’assessore a fronte dei tagli nei trasferimenti statali che si sono succeduti negli ultimi 3 anni, la Regione Umbria disporrebbe di soli 120 milioni a libera destinazione su un bilancio di 2 miliardi e 305 milioni.
L’assessore regionale Vincenzo Riommi ai componenti della Prima Commissione del Consiglio regionale dell’Umbria ha illustrato i punti centrali della manovra di bilancio 2013–2015.
Secondo l’assessore a fronte dei tagli nei trasferimenti statali che si sono succeduti negli ultimi 3 anni, la Regione Umbria disporrebbe di soli 120 milioni a libera destinazione su un bilancio di 2 miliardi e 305 milioni.
Per mitigare i danni previste: invarianza fiscale, riduzione dell’imposta regionale sulla benzina, soppressione dell’imposta sugli aeromobili, agevolazioni per autoveicoli ecologici, riduzione degli oneri per il personale e delle spese di funzionamento, equilibrio del sistema sanitario regionale.
Riommi ha evidenziato che nel 2013 “arriverà a maturazione il portato di tutte le manovre governative degli ultimi 3 anni.
Il quadro è complesso e preoccupante: nel 2011 e 2012 l’Umbria ha resistito ai tagli dei trasferimenti statali.
Ora le nostre riserve sono finite e si vedono le conseguenze.
Sono stati ridotti i fondi per la sanità e azzerata la possibilità di indebitamento, bloccando di fatto anche investimenti già programmati.
C’è il rischio di non poter gestire i servizi e le uniche possibilità di intervento saranno quelle legate ai fondi Fas e comunitari.
Il nuovo Patto di stabilità interno colpirà anche le Regioni virtuose come l’Umbria, ponendo limiti all’impegno massimo di spesa che una Regione può assumere, anche se ha disponibilità di cassa.
Mantenendo le spese per funzionamento e personale ai livelli di molti anni fa (il numero dei dirigenti si è dimezzato e i dipendenti sono diminuiti del 30 per cento) abbiamo scelto di tutelare il sociale, nonostante l’azzeramento dei fondi nazionali, e di sostenere lavoro e sviluppo, utilizzando fondi comunitari e Fas”
Il quadro è complesso e preoccupante: nel 2011 e 2012 l’Umbria ha resistito ai tagli dei trasferimenti statali.
Ora le nostre riserve sono finite e si vedono le conseguenze.
Sono stati ridotti i fondi per la sanità e azzerata la possibilità di indebitamento, bloccando di fatto anche investimenti già programmati.
C’è il rischio di non poter gestire i servizi e le uniche possibilità di intervento saranno quelle legate ai fondi Fas e comunitari.
Il nuovo Patto di stabilità interno colpirà anche le Regioni virtuose come l’Umbria, ponendo limiti all’impegno massimo di spesa che una Regione può assumere, anche se ha disponibilità di cassa.
Mantenendo le spese per funzionamento e personale ai livelli di molti anni fa (il numero dei dirigenti si è dimezzato e i dipendenti sono diminuiti del 30 per cento) abbiamo scelto di tutelare il sociale, nonostante l’azzeramento dei fondi nazionali, e di sostenere lavoro e sviluppo, utilizzando fondi comunitari e Fas”






