Gli ultimi dati confermano anche in Umbria una tendenza alla diminuzione delle api che appare inarrestabile, nella primavera-estate del 2012 una mortalità del 19 per cento, contro il 13,75 per cento dello stesso periodo del 2011, mentre si scoprono possibilità insperate di utilizzare il veleno degli insetti per combattere l'Hiv 
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Come è noto le api sono considerate importantissime per la vita dell’uomo, tanto che si è giunti a sostenere che la loro eventuale scomparsa precederebbe solo di 4 o 5 anni la scomparsa dell’umanità sulla Terra.
Ma al di là di questa considerazione s’è scoperto ora che Nanoparticelle caricate di un estratto dal veleno delle api potrebbero contribuire a spazzare via il virus dell’HIV, lasciando indenni le cellule sane circostanti.
Un grande passo quello dei ricercatori statunitensi che permetterebbe di sviluppare, tra l’altro, un gel vaginale che può impedire la diffusione del virus che causa l’AIDS.

Le api però sono sotto attacco, anche in Umbria tant’è che " gli ultimi dati che ci giungono dal progetto BeeNet confermano una tendenza che appare inarrestabile con dati di mortalità che variano tra il 30 e il 36 per cento annuo.
I parziali relativi alla primavera-estate del 2012 ci segnalano una mortalità del 19 per cento, contro il 13,75 per cento dello stesso periodo del 2011."

Oliviero Dottorini, capogruppo Idv in Consiglio regionale, commenta con queste parole i recenti dati sulla moria delle api in Umbria, chiedendo che “vengano messe in atto tutte le iniziative necessarie ad arginare un fenomeno che rischia di compromettere una delle produzioni tipiche della nostra regione e di mettere a rischio anche in Umbria il delicato equilibrio del nostro ecosistema”.

" È ormai universalmente riconosciuto – prosegue Il presidente della commissione Bilancio e Affari istituzionali – che le api sono importantissimi bio indicatori e le principali artefici dell’impollinazione di molte specie di piante. A
utorevoli studi – continua – hanno provato che le produzioni agricole, ortofrutticole ed olearie dipendono per il 79 per cento dall’impollinazione dell’apis mellifera, dunque i danni anche economici arrecati dalla mancata impollinazione a seguito dei fenomeni di moria delle api sono assai ingenti e facilmente calcolabili.

Sull’alto tasso di mortalità – aggiunge Dottorini – pesano probabilmente i cambiamenti climatici, con le variazioni repentine delle temperature nell’arco delle stagioni, la variabile distribuzione delle precipitazioni, i periodi di prolungata aridità che costringono le operaie a ripetuti stress con relative ripercussioni sulla loro salute.
Un’altra delle cause è addebitabile alla Varroa che tra l’altro induce gli apicoltori a ripetuti trattamenti e a trovare soluzioni diverse da quelle convenzionali.
Ma sicuramente tra le cause figurano anche l’insalubrità del territorio, l’utilizzo di erbicidi (anche a livello istituzionale), la diffusione di ogm (non in Italia), l’utilizzo di alcune cultivar poco attrattive (girasole), la selezione genetica delle api regine, l’inquinamento elettromagnetico e soprattutto il ruolo determinante di alcuni fitofarmaci sistemici contenenti molecole neonicotinoidi, l’uso indiscriminato dei quali non fa male soltanto alle api, ma all’ambiente e a molte altre forme viventi, compreso l’uomo".

"In Umbria, dove i progetti ApeNet e BeeNet hanno consentito di istituire una rete di controllo permanente del fenomeno – conclude Dottorini -, è necessario tenere altissima la guardia e la strada maestra è sicuramente quella di dare subito seguito a quanto suggerito dalla Commissione europea per puntare sempre di più su un agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente e della salvaguardia della biodiversità, promuovendo buone pratiche apistiche e colturali.
Allo stesso tempo per valorizzare questo prodotto è necessario studiare gli ecosistemi nei quali vengono già prodotti mieli ed in particolare quelli uniflorali, per costituire un marchio Igp attraverso lo studio dei pollini in essi presenti.
Importante è inoltre la promozione del recupero ambientale di alcune aree abbandonate con l’introduzione di piante autoctone o naturalizzate ad elevato potenziale mellifero e fioriture scalari, per garantire alle colonie di api cibo durante tutta la stagione e produzioni di alta qualità.
Le api sono preziose alleate dell’uomo e dell’ambiente e ci forniscono delle indicazioni importantissime sullo stato di salute del nostro pianeta. Non possiamo permetterci di perdere il loro prezioso contributo e dobbiamo mettere in atto azioni straordinarie per garantire loro sopravvivenza e salvaguardia".

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