Ci saranno a rotazione specializzandi in tutte le strutture sanitarie del territorio, sia nelle Usl che nelle Aziende ospedaliere dell'Umbria
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Nella convenzione Università  e Regione Umbria non ancora firmata, anche se la Giunta regionale ha preadottato la bozza di un accordo su cui ci dovrà essere la fase di partecipazione e successivamente il passaggio in Commissione, ci sono novità significative.
Forse il segno che l’Università in materia sanitaria non resterà un “corpo separato” e colmerà quel gap di competizione- diffidenza col servizio sanitario regionale sta nell’organizzazione delle scuole di specializzazione.

Secondo quel che ha detto l’assessore regionale alla sanità Franco Tomassoni in una informativa ai membri della Terza Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni, presieduta da Massimo Buconi, il protocollo “si basa su un sistema di assoluta reciprocità, innanzitutto per quanto riguarda il personale: il dipendente dell’Azienda ospedaliera universitaria avrà lo stesso trattamento economico e i medesimi obblighi e vantaggi dei dipendenti, salvo diritti acquisiti.
Poi per ciò che attiene alla formazione, da gestire in maniera paritaria fra Università e Regione: gli specializzandi saranno utilizzati su tutti gli ospedali della regione, non solo presso le due aziende ospedaliere.
Al tempo stesso i professionisti ospedalieri diventeranno tutor dei tirocinanti”.

“Le grandi novità – ha detto poi il direttore generale della Sanità umbra, Emilio Duca – sono sostanzialmente due: la prima è che ci saranno a rotazione specializzandi in tutte le strutture sanitarie del territorio, sia nelle Usl che nelle Aziende ospedaliere; la seconda riguarda la razionalizzazione di tutta l’organizzazione: ci saranno due DEA autonomi (dipartimenti di emergenza-accettazione), uno a Perugia e uno a Terni, mentre il numero dei Dipartimenti di assistenza integrata (DAI) scenderà a 10 dipartimenti interaziendali (erano 21, di cui 9 a Perugia e 12 a Terni, ndr).
C’è anche la volontà – ha aggiunto – di ridurre le attuali 94 strutture complesse (quelle con primario, ndr) di almeno il 10-12 per cento”.

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