L'inceneritore allo studio in Umbria nell'Ati 2 è tarato per un consumo di 200mila tonnellate di rifiuti all'anno, ma in Regione già ora se ne produrrebbero solo 70mila
inceneritore

Da dilettante TamTam s’era fatto un po’ di conti ed aveva, tempo fa, concluso, che la costruzione di un inceneritore per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Umbria sarebbe stata economicamente insostenibile.
A
meno che, anziché a chiudere il ciclo dei rifiuti umbri, lo scopo fosse quello di valorizzare i costruttori ed i gestori dell’impianto.

Ora sembra che il discorso inizi a far breccia anche nelle alte sfere ed il consigliere dell’Italia dei Valori Paolo Brutti, al termine dei lavori del Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’amministrazione regionale è categorico “L’audizione degli Ati svoltasi in Consiglio regionale dimostra che in Umbria non esistono più le condizioni economiche e quantitative per la realizzazione di un nuovo inceneritore”.
“La quantità di rifiuti prodotti sta calando – afferma Brutti -, la raccolta differenziata cresce, sia pure mantenendosi al di sotto degli obiettivi di legge, il riciclo riduce la quantità di rifiuto secco da conferire agli inceneritori. Risultato, oggi siamo a meno di 70 mila tonnellate annue utilizzabili per l’incenerimento.”

Brutti aggiunge: “Ora bisogna chiudere del tutto questa pratica.
Il termovalorizzatore previsto nell’Ati 2 è tuttora in fase di progettazione per 200 mila tonnellate di combustibile.
Se queste non ci sono più dovremmo essere costretti a importarle
.
Logica vuole che si proceda all’immediata cessazione dello studio e la progettazione dell’inceneritore per evitare di ridurre in cenere le già scarse risorse pubbliche.”

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