Due minorenni di Terni, denunciati per minacce ad un 14enne, continuano imperterriti nel loro comportamento vessatorio
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Quanto accaduto a Terni fa ancora una volta dubitare che i provvedimenti che vengono presi quando un minorenne viene colto in fallo, siano atti a ricondurlo sulla retta via ed a farlo desistere da ulteriori azioni riprovevoli a danno di altri.
La locale Questura ha raccontato così i fatti che possono essere valutati dai lettori, anche nella veste di genitori.
Una settimana d’inferno, quella passata da due 14enni ternani, che attraverso i genitori si sono rivolti alla 2° Sezione della Squadra Mobile della Questura per uscire dall’incubo in cui erano finiti, solo per aver visto qualcosa che forse non dovevano vedere.            

Alla fine di maggio, i due ragazzi di 14 anni aspettano i genitori appoggiati alla balconata dell’Oratorio S. Francesco; uno di loro si affaccia dal muretto e di sotto, davanti alla rampa dei garage vede un gruppo di ragazzi intenti a cercare qualcosa per terra.
Quando uno di loro si accorge del ragazzo che li sta osservando, lo prende a male parole e chiede agli altri di seguirlo per affrontarlo.
Nel frattempo, però, arriva il padre del ragazzo che lo riaccompagna a casa in auto, lasciando lì il compagno
.

Quando i cinque ragazzi e una ragazza arrivano, tre di loro iniziano a spintonare e a provocare il 14enne, chiedendo il nome del compagno, il suo numero di cellulare, la scuola frequentata e lo sport praticato, il tutto con tono aggressivo e atteggiamento minaccioso.
Il ragazzo risponde alle domande impaurito, ma si rifiuta di dare il numero di cellulare, allora i tre glielo strappano di mano, prendono il suo numero e quello del compagno, poi visto il ragazzino terrorizzato, lo lasciano in pace e se ne vanno, dicendogli però di presentarsi tutti e due il sabato successivo alle 16:00 alla Passeggiata per affrontarsi.

I ragazzi non vanno all’appuntamento ma, insieme ai genitori, si rivolgono alla Squadra Mobile alla quale mostrano anche le telefonate e gli sms intimidatori arrivati nel frattempo sui loro cellulari. In uno di questi messaggi, viene rinnovato l’appuntamento per il lunedì successivo sotto la scuola frequentata dai due; una pattuglia della Polizia si apposta, ma all’appuntamento non arriva nessuno.

Intanto però, sui social network imperversano le intimidazioni e anche un compagno di classe dei due, con atteggiamento ambiguo “consiglia” al 14enne che si era affacciato dalla balconata di presentarsi al prossimo appuntamento “altrimenti, prima o poi, l’avrebbero gonfiato”.
Nel frattempo, la 2° Sezione della Squadra Mobile raccoglie le testimonianze dei ragazzi identificati fino a quel momento, che anche se poi rivelatisi estranei ai fatti, avevano comunque assistito a quanto accaduto e che infatti confermano quanto raccontato dai minorenni, dicendo però che il gruppetto di giovani stava soltanto cercando delle chiavi cadute a terra e che avendo visto il ragazzo affacciato, tre di loro avevano deciso di fargli uno scherzo e di mettergli un po’ di paura.            

I tre autori delle minacce vengono identificati e convocati in questura, due di loro anche con i genitori perché minorenni. Si tratta di due italiani di 16 e 21 anni ed uno straniero di 17, che dichiarano di aver fatto solo uno scherzo.
Vengono denunciati
per violenza privata e rimandati a casa.            

Nonostante le denunce, però, le minacce non cessano e il 14enne, ritenuto responsabile comunque di un affronto, viene di nuovo invitato per un chiarimento davanti all’oratorio all’inizio di giugno.
All’appuntamento si presentano anche il padre del ragazzo e gli agenti della 2° Sezione. I due ragazzi si incontrano ed iniziano a parlare con tranquillità, dimostrando la buona disposizione a chiarirsi, quando però inizia a piovere, i due si spostano all’interno della struttura e lì il 14enne viene circondato da una decina di altri ragazzi spuntati dal nulla, che con atteggiamento minaccioso circondano il ragazzo, spintonandolo.
Il padre, che da fuori vede tutto, chiama subito gli agenti che intervengono a calmare gli animi, identificano tutto il gruppo, nel quale ritrovano anche gli altri due denunciati in precedenza.

“Era uno scherzo”, continuano a dire i tre, ma nessuno ci crede, probabilmente neanche il responsabile della struttura, che elogia la Polizia per il suo intervento.

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