Niente di tutto ciò, spiegano, in una lettera pubblicata oggi sul “Corriere della Sera”, in replica ad un articolo apparso sabato scorso sul quotidiano milanese, i presidenti di “Umbria Trade Agency” Gianluigi Angelantoni e di “Aerospace Umbria” Renato Cesca: “l’affermazione è del tutto priva di fondamento, e non ci sarebbe voluta molta attenzione per comprendere che lo stand, curato dall’Umbria Trade Agency in collaborazione con il Polo Aerospaziale dell’Umbria (Umbria Aerospace), era unico e frutto della collaborazione tra i soggetti pubblici, Associazioni, Università e le imprese del settore che cofinanziano l’iniziativa”.
Il ruolo dell’Umbria Trade Agency – aggiungono – è stato quello di collaborare all’organizzazione della presenza delle imprese umbre e di cofinanziare i costi di partecipazione, nell’ambito del proprio programma promozionale, che ha come riferimento proprio le reti e network di imprese nei settori strategici del tessuto manifatturiero regionale”.
“La Regione Umbria e le Camere di Commercio di Perugia e Terni – prosegue la lettera – hanno puntato, tra i primi in Italia, al rafforzamento del coordinamento delle proprie attività di supporto all’internazionalizzazione, costituendo il Centro Estero Umbria (Umbria Trade Agency).
L’esperienza di Aerospace a Le Bourget – ricordano Angelantoni e Cesca – è iniziata nel 2009 con la firma di un accordo di Programma tra Ice e Regione Umbria. La logica era proprio l’opposto di quanto insinuato dall’articolo del Corriere della Sera.
Si trattava infatti di mettere a sistema risorse, ruoli e competenze, per concorrere a praticare una operazione di internazionalizzazione di un comparto che, almeno in Umbria, è costituito da piccole e medie imprese che, in mancanza di una iniziativa come quella concepita al tempo, mai e poi mai avrebbero potuto partecipare ad un evento di tale portata”.
La vetrina di Le Bourget rappresenta per il settore la più importante occasione di confronto industriale a livello globale, e consentire alle imprese di potervi partecipare rappresenta un’opportunità straordinaria.
Il raggruppamento annovera 27 aziende con circa 2.800 dipendenti diretti, il cui trend occupazionale è stato sempre positivo negli ultimi anni; l’export rappresenta in media oltre il 40 per cento del fatturato, in alcuni casi arriva al 90 per cento.
Le spese in R&I (Ricerca e Innovazione), sempre in media, superano il 10 per cento del valore della produzione.
Si tratta di un comparto in controtendenza rispetto alla congiuntura economica sfavorevole, che costituisce una piccola camera di compensazione nei confronti della crisi. Il sostegno della politica industriale regionale risulta dunque prezioso – concludono Cesca a Angelantoni -, per aiutarlo a competere a livello globale”.











