Una normativa "talebana" impedisce di utilizzare i residui dei pasti non solo per sfamare chi muore letteralmente di fame ma anche per l'alimentazione degli animali, come segnala l'Usl ternana
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La comicità della legge raggiunge livelli da favola: la burocrazia è in grado di sezionare un fatto a seconda di chi lo compia.
Quando si parla di semplificazione occorrerebbe usare il senso comune e poi soprattutto non ci si dovrebbe lamentare dei miliardi di spreco nel cibo.

Per ridere un po’ pensate di dover seguire queste regole quando date da mangiare al vostro cane o gatto che vi guarda speranzoso accanto al tavolo dove pranzate

gli avanzi delle mense sono sottoprodotti di origine animale di categoria 3 il cui trasporto deve avvenire con mezzi autorizzati, se non utilizzati entro le 24 ore devono essere trasportati a temperatura controllata, immagazzinati presso celle frigorifere e prima dell’utilizzo sottoposti a cottura ad una temperatura minima di 90°…’.
In ogni caso, qualora i sottoprodotti provengano dalla pulizia dei piatti, tali sottoprodotti andrebbero risanati tramite processo termico ad almeno 90°, anche se utilizzati entro le 24 ore dalla produzione.

Ciò in quanto eventuali germi infettivi potrebbero essere trasferiti dai consumatori dei pasti agli animali (es. salmonella). Su quest’ultimo punto, il Ministero della Salute sta revisionando le procedure, in quanto ancora non chiare.
L’utilizzo di sottoprodotti deve essere comunque concordato con il gestore del canile per l’eventuale integrazione di elementi nutritive non presenti nel materiale recuperato. Infatti, si precisa che tale alimento non è bilanciato e, purtroppo, da solo non soddisfa le esigenze nutritive degli animali.”

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