C’è in Umbria chi titola scandalizzato sul fatto che in 60 comuni su 92 della regione i consumi dei residenti superano i redditi imponibili dichiarati.
Non contento mette in evidenza che la differenza sarebbe molto maggiore se si considerasse il reddito netto.
Probabilmente, quel qualcuno dovrebbe passare da un commercialista o anche da un buon studente di ragioneria e farsi illuminare.
Non è che in Umbria si sia immuni dal tarlo dell’evasione, ma il contrasto va fatto con discorsi seri.
La differenza tra i due valori più accentuata da una parte rispetto ad un’altra può essere un indizio quando si confrontino situazioni economiche e sociali simili.
Ma non quando si guarda una media o grande città e si pretende di confrontare i dati con quelli di un piccolo borgo.
In quest’ultimo caso, almeno in Umbria, la grande maggioranza dei residenti è costituita da gente con pensioni da fame, che non rientrano neppure nei limiti per cui scatta la dichiarazione dei redditi, e magari con l’assegno di accompagnamento per invalidità che non costituisce reddito.
Questa è un’osservazione semplice, ma altre tante se ne potrebbero fare ed ad esse bisognerebbe pensare quando si additano i piccoli comuni, è di essi che si tratta, come la tana dell’evasione e come Collazzone in cui i consumi costituirebbero il 122,7% dei redditi, oppure Massa Martana (106%), Monte Castello di Vibio(103%), Acquasparta(103%), Avigliano (115%), San Venanzo(106%)








