Il Sindaco di Perugia affronta solo uno degli aspetti legati alla proliferazione di spacciatori: quello delle espulsioni fasulle dei clandestini non quello della giustizia forzatamente pietosa
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Il problema droga ha due facce: quella di chi la usa e quella di chi la fornisce, facce di personaggi che alimentano il traffico.

 

Dopo che a Perugia lo spaccio si è concentrato in piazza Grimana, di fronte all’Università degli Stranieri e sul percorso della Università degli Studi, anche il Sindaco perugino, pone l’accento sulla seconda faccia del problema: “Va rivisto come rivedere il percorso di identificazione ed espulsione dei non regolari.
Il contrasto dell ‘illegalità deve essere perseguita con tutti i mezzi, possibili, è una richiesta che il sindaco fa e debbono sentire il procuratore della Repubblica, il comandante dei carabinieri, il questore, il comandante della guardia di finanza. Perché l’attività e l’intensificazione della lotta alla criminalità deve essere fatta su questi punti”.

Discorso che ha una pecca, non sono solo gli stranieri clandestini che spacciano anche se sono i più appariscenti, sono solo i più disperati, carne da cannone per chi tiene le fila del lucroso traffico, e non tutti i clandestini sono spacciatori.

 

Per gli stranieri clandestini inviati ai Cie, abbiano già scritto dei numeri da farsa su quanti vengono effettivamente allontanati dall’Italia, ma anche per quelli arrestati la situazione è farsesca.

 

Se uno spacciatore viene arrestato con una modesta quantità di droga solitamente se la cava, nel peggiore dei casi, coi domiciliari in attesa di una sentenza che di solito richiede mesi.
Di questa prassi lo spacciatore è ben consapevole e quindi tiene addosso solo una modica quantità di stupefacente poi, fatto un affare, va a fare un nuovo rifornimento e così via.

 

Il fatto che controllare 24 ore su 24 chi è ai domiciliari è questione praticamente impossibile e così il giro continua allegramente.

Il vero problema è che la politica, di fronte all’insufficienza di carceri ed agenti di custodia, anzichè pensare di risolvere questi problemi, si diletta su provvedimenti di clemenza forse pensando che gli spacciatori abbiano diritto ad una "seconda opportunità", quando invece hanno avuto la terza…e…. l’ennesima.

 

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