Nei secoli scorsi si intercettava il gusto di quel tempo: è la strada da intraprendere anche oggi, facendo diventare prassi diffusa quanto già si realizza in molte produzioni ceramiche derutesi: prodotti ‘innovati’, che trasmettano quel valore in più che è costituito dal territorio in cui sono stati creati”.
In questo ammonimento le motivazioni del progetto “La ceramica Made in Umbria” che vedrà due collezioni progettate e realizzate in collaborazione con l’Istituto italiano di Design con cui l’Umbria vuol di nuovo conquistare l’attenzione dei mercati mondiali: una destinata al distretto ceramico di Deruta, l’altra destinata a tutte le altre realtà produttive del territorio umbro.
Ogni collezione sarà composta da circa 10/12 pezzi, ciascuno dei quali sarà realizzato da un’azienda in modo da coinvolgere, per collezione, almeno 7/8 imprese.
Le aziende partecipanti alla realizzazione delle collezioni dovranno sottoscrivere un protocollo d’intesa sulle modalità operative per la realizzazione dei prototipi ed un eventuale accordo commerciale. La vendita non comporterà obblighi di royalty né altri oneri al designer da parte delle aziende.
Elisabetta Furin, progettista, industrial designer e docente dell’Istituto Italiano di Design di Perugia, “partner entusiasta del progetto regionale”, che curerà la progettazione e il coordinamento delle aziende partecipanti ha promesso “Realizzeremo una collezione che incarni lo spirito del tempo, a partire dalla tradizione, con un’estetica contemporanea e una sensibilità artistica in cui ritrovarsi oggi”. I manufatti ceramici spazieranno dai settori del “food”, cibo e tavola, del “gift”, oggetti da regalo, e “outdoor”.
Al progetto contribuirà a dare “gambe” e visibilità il Centro Estero Umbro (rappresentato a Deruta dal direttore Massimiliano Tremiterra) nell’ambito delle attività promozionali, con opportunità offerte dalla prossima apertura di uno show room permanente a Shangai,
Fondamentale e innovativa sarà la campagna di comunicazione. Anche la ceramica, ha spiegato Giovanni Tarpani, del Servizio regionale Comunicazione istituzionale, sarà un “veicolo” per la promozione del “brand Umbria”: “il territorio – ha detto – è un ‘plus’ su cui costruire l’identità del prodotto; il secondo volàno è rappresentato dal valore del design come ricerca della novità”.
E forti del successo delle 19 App multimediali con cui l’Umbria si sta promuovendo nel mondo (i download per avere a disposizione i canali tematici dedicati a eccellenze, festival, enogastronomia su smartphone e tablet sono già 45 milioni), anche per la ceramica Made in Umbria verrà realizzata una App bilingue che “partendo dalla valorizzazione territoriale e dei progetti, consentirà alle imprese di far conoscere la propria storia e i progetti”.
“A Deruta – ha sottolineato detto l’assessore Riommi – il ciclo della ceramica è l’asse portante dell’economia del territorio, con diverse centinaia di persone tra addetti e indotto che vi lavorano, oltre cento imprese che producono. Dopo una fase di crescita e di espansione, oggi è evidente la necessità di una svolta, in un contesto di difficoltà di tutto il sistema a livello nazionale”. Quali percorsi seguire?
“La nostra forza sta nella nostra storia, nelle nostre radici che non devono però rappresentare un freno.
“Il settore della ceramica è vitale per Deruta e per l’economia dell’Umbria”, ha sottolineato anche il sindaco, Alvaro Verbena, ricordando il “peso” di questo settore dell’artigianato artistico nel territorio comunale, dove sono occupati la metà dei circa mille addetti che conta in Umbria il comparto tra Deruta, Gubbio, Gualdo Tadino, Orvieto e altre realtà produttive.
La sfida si sposta ora dalla lotta alla contraffazione, a salvaguardia delle eccellenze produttive che con il nome di Deruta sono diventate famose nel mondo, alla costruzione di un percorso unitario di rilancio.
“Dobbiamo far uscire la ceramica dalla ‘riserva indiana’ – è stata la parola d’ordine del coordinatore regionale dell’Ambito Imprese e lavoro, Luigi Rossetti – e affrontare le sfide che ci impone la necessità di superare la crisi.
Vince chi innova, ma l’innovazione – ha rimarcato – non è solo tecnologica, né va buttato quanto è stato costruito, poiché è grazie al ‘know how’ e a quelle competenze che si sta sui mercati.
Bisogna riconnettere territorio, saperi e comunicazione e valorizzare saperi e competenze anche attraverso il fondamentale rapporto tra scuola e mondo del lavoro.
Vanno esplorati nuovi mercati.
La Regione – ha aggiunto – interviene con strumenti, servizi e sostegno finanziario al fianco delle imprese artigiane, ma sta in loro la capacità di unirsi in un sistema di rete di ‘convenienza complementare’ e riposizionarsi sui mercati internazionali”.
Il progetto “La ceramica Made in Umbria”, condiviso con le associazioni di categoria, si è avviato con un’analisi realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia (presentata a Deruta da Antonella Jacoboni, docente di Merceologia del Dipartimento di Economia, e da Marta Lillacci Torretti, che ha contribuito alla sua realizzazione) che, attraverso un’indagine a campione tra le imprese attive nei centri umbri della ceramica compiuta tra maggio e luglio 2013, ha messo in luce le “fragilità” del settore (oltre alla perdita del potere d’acquisto sul dollaro che ha penalizzato l’export con gli Stati Uniti e la congiuntura economica internazionale, la dimensione delle imprese, management e addetti che ‘invecchiano’, scarsa propensione all’export e all’investimento nel web e nell’e-commerce, insufficiente preparazione alla globalizzazione), ma anche i suoi punti di forza, a cominciare dalla qualità delle produzioni, la carta da “giocare” per conquistare i nuovi mercati dei Paesi emergenti.
Nel corso della presentazione del nuovo progetto, è stato presentato inoltre un primo bilancio del progetto del Comune di Deruta “Borgo della creatività”, attuato con il sostegno della Regione Umbria, che ha aperto la “pista” al progetto attuale: le “Maioliche Deruta 2012”, disegnate dall’architetto Michele De Lucchi partendo dalla tradizione rinascimentale del vasellame tornito a mano, attualizzando il design delle forme, e realizzate in uno dei laboratori più antichi di Deruta.
Una collezione nata per caso, che ha riscosso un successo superiore a ogni aspettativa, esposta – è stato ricordato – nel Padiglione Italia della Biennale dell’Architettura di Venezia: una straordinaria promozione per Deruta e l’Umbria, che ora si vuol moltiplicare con il progetto più ampio e organico della “ceramica made in Umbria”.











