Anche la Presidente della Regione e la Cisl denunciano il caos di una riforma sbagliata e pessimamente attuata che, a fronte di ipotetici risparmi, penalizza il "sistema italia" già condizionato dai ritardi decennali nelle decisioni in materia penale e civile

Quando è stata licenziata la famigerata riorganizzazione della giustizia italiana forse, oltre a tante altre cose, si sarebbe dovuto evitare che essa entrasse in vigore di venerdi 13.
 Si può anche non essere superstiziosi, ma di fronte al caos anche le antiche credenze acquistano credibilità.

Del caos, preannunciato, si sono fatti testimoni e critici sia la Presidente della Regione dell’Umbria sia la Cisl.
“Di fronte all’assenza di confronto con le comunità locali, e dopo aver ripetutamente rappresentato le esigenze dell’Umbria, mi sono sentita in dovere di rinnovare al Ministro della Giustizia tali necessità, soprattutto a fronte della situazione di grave disorganizzazione che si sta producendo nella nostra regione nella gestione della giustizia”.

E’ quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che aggiunge come “la situazione che si sta presentando in questi giorni di attuazione della riforma per la riorganizzazione degli uffici giudiziari, che è stata approvata dal Governo nei mesi scorsi, sta mostrando tutti i limiti di una assenza di programmazione e di coinvolgimento anche delle comunità locali che avrebbero potuto continuare a dare un contributo positivo per garantire sia una maggiore efficienza dei servizi della giustizia, sia una razionalizzazione dei costi della stessa”.

“Mi preme ricordare – continua la presidente – che le uniche riunioni svolte relative a questa materia sono quelle che abbiamo convocato un anno fa a livello regionale insieme ai Sindaci dei Comuni sedi di uffici giudiziaria, tribunali e sezioni distaccate,  e Parlamentari eletti in Umbria i quali, sia della precedente legislatura che dell’attuale, hanno dato sempre piena disponibilità a collaborare.
Tant’è che si sono fatti promotori di iniziative parlamentari per avanzare una serie di correttivi affinché la riforma non fosse solo approvata, ma attuata secondo criteri logici di organizzazione che tenessero conto delle infrastrutture di una regione e degli immobili effettivamente disponibili”.

Il caos di questi giorni ed i disagi evidenti che si stanno procurando ai cittadini ed agli operatori mostrano l’esigenza concreta e urgente di attuare quei correttivi più volte suggeriti
La Regione Umbria ha condiviso le proposte che in sede parlamentare sono state avanzate su iniziativa di alcuni parlamentari umbri. Ed in particolare, abbiamo condiviso la mozione approvata ad agosto dal Parlamento che riassume questi aspetti e ne indica i correttivi”. 

“Limitandoci alla specifica situazione dell’Umbria – afferma la presidente –  si evidenzia che la chiusura di tutte le sezioni distaccata del Tribunale di Perugia e del relativo accorpamento su Perugia e Spoleto non è stato accompagnato da un’adeguata programmazione dell’uso degli immobili. Tale chiusura non ha neppure tenuto conto dei disagi di collegamento con le città accorpanti, fino al paradosso che queste città si devono porre il problema della ricerca di nuovi immobili e nuovi spazi da destinare ad archivi, uffici e servizi al pubblico, di cui solo in minima parte il Ministero della Giustizia si farà carico degli oneri, in quanto questi ricadranno interamente sugli enti locali”.

Fino a raggiungere il paradosso che si chiuderanno immobili attualmente di proprietà pubblica e già destinati a tale uso, mentre se ne dovranno ricercare altri sul mercato privato con oneri per ora a carico esclusivo dei Comuni.
Inoltre – aggiunge –  la soppressione del Tribunale di Orvieto sta producendo gravissimi disagi e per questo ritengo che questa decisione necessiti anch’essa di correttivi al fine del mantenimento comunque di un presidio di giustizia nella città,  considerando che lì è presente un palazzo già interamente finanziato dallo stesso Ministero della Giustizia che potrebbe continuare a svolgere funzioni essenziali in materia di giustizia”.

“Per tutte queste ragioni, pur essendo la Regione una istituzione che non ha competenze in materia di giustizia, ma consapevoli da tempo dei disagi che una tale riorganizzazione avrebbe inevitabilmente determinato sia ai cittadini come agli operatori della giustizia,  fin dall’inizio ci siamo fatti carico di rappresentare tutto ciò al Ministro competente, sottolineando altresì che un’attuazione della riforma in queste condizioni, oltre a caos e disagi, rischia di peggiorare i tempi della giustizia e di aggravare i costi del suo funzionamento.
Una iniziativa che ho rinnovato in queste ore per ribadire al Ministro queste nostre osservazioni e le difficoltà che si stanno presentando, auspicando che sia possibile assumere – anche con la normativa vigente – gli opportuni correttivi, consapevoli che la riorganizzazione degli uffici giudiziari rappresenta comunque una esigenza per il nostro Paese”.

Anche la FP Cisl dell’Umbria prende posizione in merito al caos determinato dall’applicazione della riforma della geografia giudiziaria che parte nel caos più totale che si sarebbe potuto evitare se i maggiorenti nazionali non si fossero limitati a guardare, senza sapere come si legge ed interpreta, la cartina geografica
La Segreteria Regionale della FP Cisl scrive che "è convinta che l’Italia aveva fortemente bisogno di riformare l’attuale organizzazione giudiziaria in vigore dal 1921, ma è ancora più convinta che cominciare da quella geografica ha creato soltanto caos.
In Umbria, come nel resto d’Italia, si è proceduto alla chiusura delle sezioni distaccate dei Tribunali senza approntare le sedi che dovranno accogliere carte e personale.
Infatti, per quanto riguarda Perugia e la famigerata sede di Balanzano, questa non è altro che un capannone che era adibito ad archivio e le stanze che verranno utilizzate non sono ancora pronte.
A Spoleto invece a tutt’oggi si sa solo che la Procura dovrà abbandonare la sede di Via Mazzini, ma non c’è ancora nessuna idea su dove verrà ubicata in quanto il Comune di Spoleto si trova in gravissime difficoltà finanziarie.

Ma non sono questi i problemi più gravi.
L’assurdità di tutta questa riforma sta nel fatto che tantissimi cittadini italiani che avranno bisogno di rivolgersi per qualsiasi motivo agli uffici giudiziari, si troveranno a dover intraprendere dei veri e propri viaggi.
L’esempio dell’Umbria è emblematico, pur essendo una piccola regione.
Da oggi un cittadino di Orvieto dovrà affrontare circa 80 km all’andata ed altrettanti al ritorno. Ma molto peggio andrà ad un cittadino di Deruta che, pur abitando a 20 km da Perugia, per qualsiasi pratica giudiziaria dovrà recarsi a Spoleto percorrendo 70 km di strada disagevole, tutto ciò perché le competenze della sezione distaccata di Todi sono passate al Tribunale di Spoleto seguendo non si sa quale criterio (…).

Questo accade per quanto riguarda i Tribunali, ma, entro pochi mesi subiranno la stessa sorte gli uffici del Giudice di Pace che, ove i Comuni non avranno modo di organizzarsi per conto proprio finirà lo scopo della istituzione stessa del Giudice di Pace e cioè quella del Giudice di prossimità.
Come sindacato è stato chiesto a gran voce di realizzare una riorganizzazione vera, in grado di generare efficienza e risparmi reali.
Queste “chiusure” attuate ora non sono altro che una operazione di puro e semplice ridimensionamento che allontana lo Stato dal territorio, dai cittadini e dalle imprese.
Una riforma che si possa definire tale dovrebbe permettere di modernizzare le procedure grazie alla digitalizzazione, di istituire programmi efficaci per il controllo di gestione, e di riorganizzare gli uffici mettendo al centro il servizio e valorizzando soprattutto le professionalità interne: occorre rinforzare organici carenti, individuare nuove funzioni da affidare al personale e velocizzare i tempi.

Un riforma vera non si basa solo sulla chiusura dei Tribunali, ma deve mettere in atto un piano di riorganizzazione degli uffici scommettendo sulle professionalità interne e su un piano di reclutamento adeguato per la copertura delle 8.000 carenze in organico a livello nazionale e che gravano pesantemente anche in Umbria, determinando delle condizioni di qualità dell’attività lavorativa di estremo disagio con riflessi negativi su personale e servizio.
Perché non va dimenticato che il personale della Giustizia lavora da anni con gravissime carenze di personale, pur mantenendo un’altissima professionalità e qualità dei servizi anche ricorrendo ad ore di straordinario non retribuito, senza progressioni di carriera ed in assenza della corresponsione degli emolumenti dovuti (FUA, buoni pasto, straordinari).

I sindacati confederali della Funzione Pubblica hanno preannunciato al Ministro la presentazione di una vera e propria piattaforma sulla Giustizia, non per opporsi al nuovo, ma per progettare insieme cambiamenti che servano davvero a far funzionare meglio l’amministrazione giudiziaria.
Non abbiamo ottenuto nessuna risposta convincente, ma non possiamo permettere, nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori dei tribunali, che invece di un percorso coerente di efficientamento si porti avanti un progetto sbagliato.

Per questo il prossimo 20 settembre saremo impegnati unitariamente in una mobilitazione nazionale e regionale con manifestazioni per dire no alla chiusura indiscriminata ed all’ennesima penalizzazione di lavoratori e cittadini e dire si ad una riorganizzazione vera della Giustizia che renda anche il nostro territorio più coeso, più competitivo, più capace di generare sviluppo."
 

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