Le notizie le ha pubblicate Il Sole 24h.com che è partito scrivendo “Il nostro Paese può permettersi di dimenticare in un cassetto un miliardo di euro di investimenti e 5mila posti di lavoro? Per di più in Sardegna, l’isola meno felice per il lavoro?
La logica vuole che la risposta sia senza alcun dubbio no.
L’Archimede Solar Energy (Ase) sta però dimostrando che in Italia potrebbe accadere anche questo”.
La logica vuole che la risposta sia senza alcun dubbio no.
L’Archimede Solar Energy (Ase) sta però dimostrando che in Italia potrebbe accadere anche questo”.
L’articolo quindi tira in ballo sia la Sardegna che l’Umbria ed in particolare Massa Martana dove ha sede la Ase e dove c’è il suo stabilimento per la produzione dei tubi solari riceventi per centrali solari termo dinamiche a concentrazione.
A Massa Martana, in località San Faustino, c’è anche un impianto dimostrativo realizzato a tempo di record nell’ambito dell’accordo tra la società del Gruppo Angelantoni ed i giapponesi della Chiyoda Corporation.
E proprio a quest’impianto si riferisce una buona notizia.
Nei pochi mesi di funzionamento l’impianto ha dato la dimostrazione sia della fattibilità che della convenienza della soluzione proposta dall’Ase.
Nei pochi mesi di funzionamento l’impianto ha dato la dimostrazione sia della fattibilità che della convenienza della soluzione proposta dall’Ase.
Le buone notizie però finiscono qui perché Angelantoni ed i giapponesi si trovano ora invischiati, per l’investimento di un miliardo in un gruppo di 4 centrali in Sardegna da complessivi 389 Megawatt termici, nelle fitte maglie di una burocrazia, creata da leggi elaborate da una maggioranza di azzeccagarbugli, che guarda solo alla forma e mai alla sostanza.
In sintesi, la rete che avviluppa il progetto ha due capi: uno in Sardegna, dove si dice che il progetto deve essere sottoposto al VIA- Valutazione di impatto ambientale nazionale ed uno a Roma dove, invece, dicono che le centrali, non essendo alimentate da combustibili tradizionali, non sono soggette alla valutazione della commissione.
Quindi, non si sa chi debba autorizzare l’impianto e per produrre energia elettrica in Sardegna si continuano a bruciare combustibili solidi e si fa a meno di dare un bel colpo alla disoccupazione












