Se la notizia avrà un seguito anche quelli che non amano i gatti, quelli che non amano le feci, calpestate, sparse ovunque dei felini, quelli che imprecano contro i “gattari” dediti solitamente a curare la fase in dell’alimentazione e non la fase out , dovranno piegarsi e ringraziare almeno i vari “miao”.
Non è in effetti ancora tempo, perché gli studi sono nella fase appena iniziale, ma nella sostanza si ipotizza che una proteina dell’immunodeficienza (FIV) del gatto provocherebbe una risposta immunitaria nei pazienti umani sieropositivi (HIV).
In pratica si sono usati dei linfociti T presi da pazienti sieropositivi per scoprire se vi fosse un’attività anti-HIV quando esposti a piccole porzioni di alcune proteine FIV.
Non è in effetti ancora tempo, perché gli studi sono nella fase appena iniziale, ma nella sostanza si ipotizza che una proteina dell’immunodeficienza (FIV) del gatto provocherebbe una risposta immunitaria nei pazienti umani sieropositivi (HIV).
In pratica si sono usati dei linfociti T presi da pazienti sieropositivi per scoprire se vi fosse un’attività anti-HIV quando esposti a piccole porzioni di alcune proteine FIV.
I risultati sono stati del tutto promettenti: non solo questi linfociti rispondono alla FIV come sperato, ma vi sarebbe un particolare peptide felino che potrebbe permettere agli stessi linfociti di attaccare e distruggere il retrovirus umano.
Quindi se non sia amano i gatti è bene rivolgere l’attenzione da un’altra parte, oltre che a terra quando si cammina, perché i felini quel “vizietto”, comune a molti padroni di cani, non lo abbandoneranno di certo per un po’ di notorietà in più








