Un gustoso libro di un ex dirigente della vecchia Usl 1 di Città di Castello “un mondo di sentimenti e di sudore” (Sabbioni Editore) ha il dichiarato scopo di “integrare la storia di personaggi e di grandi eventi con la storia della gente comune, per una visione completa della realtà”.
Nella presentazione, Giuliano Cappanna, due “p” per non confonderlo col celebre Mario Capanna con cui l’autore sembra abbia condiviso il “ceppo”, da cui s’è diviso formalmente forse per uno di quegli errori di trascrizione all’anagrafe comunale frequenti un tempo, afferma “è che con la forza delle nostre radici, nel momento in cui l’attuale civiltà sembra volgere al tramonto, che occorre affrontare la nuova realtà che si affaccia e di cui non riusciamo ancora a scrutare l’orizzonte.”
E nelle radici di una storia di lavoro in campagna dell’autore, abbiamo scelto alcune frasi di una delle tante storie raccontate in 118 pagine, più un utilissimo vocabolario per tradurre dal “montonese”.
Ed in quel “118", che richiama il sistema attuale di soccorso sanitario dell’Umbria, Giuliano Cappanna racconta anche così il “primo soccorso” in uso nelle campagne dell’alto Tevere subito dopo la seconda guerra mondiale del secolo scorso
“ Avevo quattro o cinque anni e se non rimaneva nessuno in casa per potermi seguire, la mamma mi portava con sé nei campi, in modo da tenermi costantemente sottocchio mentre mi trastullavo…. All’occorrenza potevo anche rendermi utile: capitava infatti alle persone impegnate con la falce a mietere il grano o tagliare il falasco sui greppi, che nello sfalcettare rapido, la punta andasse a pizzicare nelle gambe e allora mi chiamavano o mi prendevano in braccio per portarmi in fretta a dare un aiuto alla persona ferita, nell’unico modo che io potessi e cioè facendo la pipì sulla ferita.
Non che gradissi offrire quella prestazione, ma mi dicevano che così guariva subito; comunque, se non io, chi poteva farlo?
Allora mi impegnavo, anche in assenza di stimolo, ad erogare quel prezioso disinfettante.”
Allora mi impegnavo, anche in assenza di stimolo, ad erogare quel prezioso disinfettante.”












