Era poco meno di un anno fa, quando un commando mascherato ed armato, approfittando del buio che li nascondeva dalla altre case vicinissime, appena fuori della mura di Todi, si introdusse nella casa di Luigi Bico, un noto imprenditore edile.
Approfittando di una finestra non protetta, il gruppo sorprese sola la moglie 73enne dell’imprenditore e immobilizzatala attesero l’arrivo del marito 79enne.
Nel frattempo arraffarono quel che era a portata di mano e quando Bico arrivò nel garage dell’abitazione fu facile sopraffarlo e completare l’opera.
Il tutto condito con botte che hanno lasciato il segno.
Poi legata la coppia fuggirono, non senza prima aver portato via anche il sistema di video sorveglianza oltre ad alcuni fucili da caccia.
I malviventi, che sicuramente avevano preparato il colpo e che temevano di essere riconosciuti, avevano agito proteggendo le mani con guanti e nascondendo il viso con passamontagna, ma la “gola” ha tradito uno di loro.
Lì i Carabinieri del Ris di Roma hanno trovato il DNA di un albanese trentunenne che era entrato in Italia da clandestino nel 2002 e che si era dato a delinquere.
La sua libertà tuttavia era finita già ai primi di agosto 2013 quando è stato trovato a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata risultata rubata: tentativo violento di fuga con una pistola che i carabinieri gli hanno impedito di usare.
Ora i militari sono sulle tracce degli altri componenti della banda che sembra abbia operato anche in altre parti dell’Umbria nonchè in Abruzzo e Campania












