Giada, quattro figli, è umbra, avvocato laureato all’Univeristà di Perugia e Benetton è il cognome del marito Andrea

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Uno dei maggiori ostacoli morali per incrementare gli screening durante la gravidanza, anche se non lo si dice apertamente, è il fatto che il passo successivo, dopo l’accertamento di una positività ad una grave malattia, è spesso l’aborto.
Ora la vicenda raccontata da Giada Briziarelli Benetton,  di cui parla diffusamente O.MA.R, può dare prospettive completamente diverse almeno per ciò che riguarda il citomegalovirus (CMV) .

Per inciso, Giada è umbra, avvocato laureato all’Univeristà di Perugia e Benetton è il cognome del marito Andrea

Un’infezione che, contratta durante la gravidanza, diventa estremamente rischiosa perché il virus potrebbe essere trasmesso al feto, producendo danni di entità variabile al nascituro e riguardare il sistema nervoso centrale, con malformazioni visibili ecograficamente, oppure provocare ritardo mentale, sordità congenita o corioretinite (una patologia della retina che provoca cecità).

In questi casi fino ad ora il consiglio medico è spesso quello dell’interruzione della gravidanza Invece il citomegalovirus congenito si può prevenire e, nel caso sia già stato trasmesso al feto, si possono limitare di molto o evitare i danni  con la somministrazione di immunoglobuline specifiche, che abbattono notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al feto nel caso in cui non abbia ancora contratto il virus, o lo aiutano a combattere la malattia.

“ Vogliamo  promuovere la prevenzione e rendere obbligatorio il test di screening in gravidanza, perché il CMV venga scoperto e trattato immediatamente" è la conclusione di Giada, che col marito ha costituito una onlus con questo scopo perchè "Per fortuna noi potevamo permettercelo – racconta – ma fin da quell’istante ci siamo resi conto di questa assurdità, ovvero dell’impossibilità, per chi non ha assicurazioni sanitarie o capacità economiche, di poter tentare di salvare la vita del proprio figlio.

Mia figlia Isabella aveva contratto il virus e riportava segni evidenti quali un versamento addominale e gli organi addominali fegato e milza gonfi ed una piccola cisti al cervello, per cui, sottoponendomi ad immunoglobuline, mi hanno fatta arrivare alla trentaseiesima settimana per poi praticare un taglio cesareo al fine di togliere la bimba dal liquido amniotico infetto. Dopo la nascita le sono bastati pochi giorni per recuperare, perché aveva delle forti difese contro il virus che le erano state trasmesse con le immunoglobuline che in gravidanza mi erano state somministrate."

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